sabato 29 Novembre 2025

Abusi in carcere: detenuto disabile vittima di violenza a Cuneo

Un grave episodio di violenza, che solleva interrogativi urgenti sulle condizioni di tutela dei soggetti vulnerabili all’interno del sistema penitenziario, ha recentemente visto coinvolto un detenuto disabile presso il carcere di Cuneo.
La denuncia, giunta alla luce e confermata da riscontri medici, descrive un quadro di abusi sessuali e intimidazioni perpetrati dal compagno di cella, innescando un’indagine condotta dalla Procura della Repubblica.

Il detenuto, sessantunenne italiano, scontava una pena per truffa e lesioni personali, versando in condizioni di disabilità che lo rendevano particolarmente esposto.
Il suo compagno di detenzione, condannato per reati legati allo spaccio di stupefacenti, avrebbe abusato della sua posizione, arrivando a minacciarlo con un’arma da taglio e a tentare di strangolarlo.

La dinamica emerge in un contesto che si rivela paradossale: l’uomo incaricato di fornire assistenza al detenuto disabile, per via delle sue ridotte capacità di autonomia, si sarebbe trasformato in suo aguzzino.

L’episodio si colloca all’interno del padiglione Gesso, una sezione caratterizzata dalla cosiddetta “sorveglianza dinamica”, un modello che mira a offrire maggiore autonomia ai detenuti di bassa e media sicurezza.

Tuttavia, la configurazione di questo sistema, che prevede un unico agente di polizia penitenziaria per tre piani durante le ore diurne (dalle 9 alle 19), appare inadeguata a garantire la sicurezza e la protezione dei soggetti più vulnerabili.
La limitata presenza di personale di vigilanza, unita alla libertà di movimento concessa ai detenuti, sembra aver creato un ambiente favorevole alla commissione di atti di violenza.

Le aggressioni, stando alle denunce, si sarebbero verificate prevalentemente durante le ore notturne, quando l’obbligo di rientro in cella accentua la vulnerabilità dei detenuti e riduce al minimo le possibilità di intervento esterno.

L’evento non può essere isolato e ci invita a riflettere sulla complessità della gestione dei detenuti con disabilità all’interno del sistema penitenziario, evidenziando la necessità di protocolli più rigorosi e di un aumento del personale specializzato.

Questo caso, oltre a richiedere un’indagine approfondita e una risposta legale adeguata nei confronti del presunto aggressore, solleva questioni fondamentali: la necessità di una revisione dei modelli di sorveglianza dinamica, la formazione specifica del personale penitenziario per la gestione dei detenuti con disabilità, e l’implementazione di misure preventive volte a prevenire fenomeni di bullismo e violenza all’interno delle carceri.
La dignità umana, anche all’interno di un istituto penale, deve essere inviolabile e la tutela dei più deboli rappresenta un imperativo etico e un dovere istituzionale.

L’episodio di Cuneo è un campanello d’allarme che impone un’urgente riflessione e un intervento concreto per garantire un ambiente carcerario sicuro e rispettoso dei diritti fondamentali di ogni detenuto.

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