domenica 31 Agosto 2025
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Comune di Bari

Martellotta, dimissioni dei sindaci: scontro al Consiglio regionale.

L’aula del Consiglio regionale si è aperta con un momento di commozione e ricordo di Giuseppe Martellotta, figura di spicco nella storia istituzionale pugliese, prematuramente scomparso.

Questo omaggio ha fatto da preludio a un acceso dibattito incentrato su una questione cruciale per l’amministrazione locale: le tempistiche di dimissioni dei sindaci che aspirano a un ruolo nel Consiglio regionale.
L’iniziativa di accelerare i tempi, riducendo il periodo di preavviso da 180 a soli 45 giorni dalla conclusione della legislatura, è stata introdotta con un emendamento presentato in sede di lavori relativi alla legge sul Terzo Settore.

La proposta, proveniente dal centrodestra, ha immediatamente innescato una reazione a catena di posizioni divergenti.

Il capogruppo del Partito Democratico, Paolo Campo, ha espresso la sua preoccupazione, sollecitando il ritiro dell’emendamento.
La sua richiesta riflette un tentativo di mantenere un percorso di confronto costruttivo, un accordo che, finora, non si è concretizzato.

La mancanza di unanime consenso all’interno del Consiglio, infatti, rende difficile l’approvazione di una misura che incide significativamente sulla possibilità per gli amministratori locali di candidarsi a un ruolo regionale.

La promessa di evitare di affrontare direttamente il tema in assenza di un’intesa condivisa è stata disattesa, aprendo una fase delicata e potenzialmente conflittuale.
Antonio Tutolo, capogruppo di “Per la Puglia”, ha annunciato l’intenzione di presentare un subemendamento volto ad abrogare la norma attuale, riportando così la legislazione ai parametri precedenti, ovvero all’obbligo di dimissioni per i sindaci eletti in Consiglio, eliminando di fatto l’incandidabilità.
Questa proposta mira a ripristinare una rigorosa incompatibilità tra le cariche, garantendo una netta separazione tra l’amministrazione comunale e l’impegno regionale.
La delicatezza della questione ha portato il centrodestra a richiedere il voto segreto, evidenziando la polarizzazione delle posizioni e la necessità di tutelare la libertà di coscienza dei consiglieri.
Il dibattito, tuttora in corso, solleva interrogativi fondamentali sulla gestione delle cariche pubbliche, la trasparenza amministrativa e la necessità di garantire un equilibrio tra l’aspirazione personale e l’interesse collettivo.
La decisione che ne uscirà avrà ripercussioni significative sul panorama politico regionale, delineando le future dinamiche tra comuni e consiglio regionale e influenzando la capacità degli amministratori locali di partecipare attivamente alla vita istituzionale della regione.

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