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45 anni fa nasce il Consiglio regionale dell’Umbria: un’eredità da onorare

Trentacinque anni fa, nel 1970, l’Umbria vedeva la nascita del suo Consiglio regionale, un evento cruciale che segna l’avvio di un percorso istituzionale volto a dare voce e sostanza a un progetto di autonomia e sviluppo.
A ripercorrere questo momento fondante, l’attuale presidente dell’Assemblea legislativa, Sarah Bistocchi, sottolinea l’importanza di onorare la visione dei pionieri che hanno gettato le basi di un’Umbria capace di trascendere i confini geografici per proiettarsi come realtà dinamica e culturalmente rilevante.
Il 20 luglio 1970 segna l’atto di nascita di un’istituzione destinata a incarnare la volontà di una regione che ambiva a diventare protagonista, non solo a livello locale, ma anche nel panorama nazionale.

L’elezione di Fabio Fiorelli, socialista, a primo presidente, affiancato dai vice Sergio Angelini (Democrazia Cristiana) e Francesco Innamorati (Partito Comunista), riflette un panorama politico complesso e articolato, ma animato dalla speranza di costruire un futuro condiviso.
Il messaggio lasciato da Fiorelli nel suo discorso di insediamento costituisce un’eredità preziosa: l’Assemblea legislativa non è un mero duplicato del Parlamento nazionale, né una trasposizione amplificata delle dinamiche comunali, bensì un’entità innovativa che necessita di essere costantemente nutrita di impegno, responsabilità e competenza.

Si tratta di un organismo che, per sua stessa natura, esige un’attenzione costante e un’interpretazione dinamica, interpretata alla luce delle esigenze e delle aspettative dei cittadini che l’hanno eletti.

L’appello di Bistocchi si rivolge a tutti i membri dell’assemblea, invitandoli a incarnare un modello di dialogo costruttivo, di rispetto reciproco e di ascolto attivo, superando le inevitabili, e spesso legittime, differenze ideologiche.
Si tratta di un invito a trasformare l’istituzione in un laboratorio di idee e di soluzioni, in cui la collaborazione prevalga sulla competizione sterile.

Il tema dell’indifferenza, una piaga che affligge la sfera pubblica e si traduce in un crescente astensionismo elettorale, viene messo al centro dell’attenzione.

Si tratta di un campanello d’allarme che impone una riflessione profonda sulle cause di questo fenomeno e sulla necessità di riconnettere la politica con i bisogni reali dei cittadini.

Riscoprire il valore dell’impegno civico, sociale e politico diventa un imperativo per invertire questa tendenza.
È necessario riavvicinare la politica a chi si sente distante, dimostrando che essa può ancora essere uno strumento efficace per migliorare la vita delle persone, per affrontare le sfide del futuro e per costruire una società più giusta e inclusiva.

La politica non può permettersi di ignorare chi si sente ignorato; al contrario, deve mettersi al loro servizio, offrendo risposte concrete e soluzioni innovative.

La sfida è quella di ricostruire un ponte tra la politica e i cittadini, riaccendendo la passione per la cosa pubblica e promuovendo una cultura dell’impegno e della partecipazione attiva.

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