domenica 31 Agosto 2025
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Rocco Chinnici, 40 anni dopo: Palermo ricorda il giudice ucciso

A distanza di quarantadue anni, Palermo si è raccolta in un momento di memoria solenne per onorare la figura del giudice Rocco Chinnici, strappato alla vita il 29 luglio 1983.
La sua abitazione, al civico 59 di via Pipitone Federico, fu teatro di una violenza inaudita: un’esplosione devastante, orchestrata con l’utilizzo di tritolo innescato su una Fiat 126, che non risparmiò il magistrato, il maresciallo Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile, Stefano Li Sacchi.
La cerimonia commemorativa, a cui hanno partecipato i figli del giudice, Caterina e Giovanni, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla e l’assessore regionale Nuccia Albano, ha visto deporre corone d’alloro sul luogo della strage.
Successivamente, una funzione religiosa nella vicina chiesa di San Michele Arcangelo ha offerto un momento di riflessione spirituale in suffragio delle vittime e per invocare la giustizia che ancora, a distanza di decenni, risuona come un’aspirazione.
Il pensiero di Caterina Chinnici, europarlamentare e figlia del giudice, ha illuminato la commemorazione, proiettando la figura paterna non solo come vittima della brutalità mafiosa, ma soprattutto come precursore di un approccio innovativo nella lotta alla criminalità organizzata.
La sua visione, lungimirante e radicale, consisteva nella creazione di un “pool antimafia”, una struttura collaborativa che superava le tradizionali barriere istituzionali.

L’essenza di questo metodo risiedeva nella circolarità delle informazioni, nel coordinamento sinergico delle attività della polizia giudiziaria e nell’applicazione di misure patrimoniali, anticipando indagini finanziarie che si sarebbero rivelate cruciali per smantellare il potere economico delle organizzazioni criminali.
L’intuizione di Chinnici rappresentò una cesura rispetto ai modelli investigativi precedenti, inaugurando un’epoca di maggiore efficacia e collaborazione.
Questa eredità non si è limitata a confini nazionali, ma ha influenzato la legislazione europea in materia di contrasto alla criminalità organizzata, un campo in cui Caterina Chinnici stessa opera attivamente.
L’omaggio del Procuratore Europeo, che ha esplicitamente riconosciuto l’ispirazione tratta dal lavoro di Rocco Chinnici nel suo discorso d’insediamento, testimonia la portata globale e duratura di questo contributo.
La figura di Chinnici, dunque, non è solo una ferita aperta nella memoria collettiva, ma un faro che continua a illuminare il percorso verso un futuro più giusto e sicuro.

La sua eredità è un monito costante per non dimenticare, non abbassare la guardia e perseguire con tenacia la giustizia, ispirandosi alla sua visione coraggiosa e al suo impegno instancabile.

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