sabato 30 Agosto 2025
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Salari 2025: Crescita Nominale, Potere d’Acquisto in Difficoltà

L’analisi dell’andamento retributivo nel primo semestre 2025, elaborata dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), rivela un quadro complesso, segnato da una crescita nominale che convive con persistenti difficoltà nel recupero del potere d’acquisto.

La retribuzione oraria media, nel periodo gennaio-giugno 2025, ha registrato un incremento del 3,5% rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente, un dato che, sebbene positivo, non cancella le cicatrici di un’inflazione persistente.
L’aumento nominale, tuttavia, non si traduce in un equivalente miglioramento del tenore di vita.
L’erosione del potere d’acquisto, causata dall’impennata dei prezzi degli anni precedenti, continua a pesare sulle retribuzioni reali.
L’ISTAT evidenzia come queste ultime rimangano ancorate a livelli inferiori del circa 9% rispetto a quelli pre-pandemia, gennaio 2021, indicando una distanza considerevole da colmare per ripristinare la parità di valore.

Questo divario riflette un disallineamento tra la crescita dei salari e l’impennata generalizzata dei costi, erodendo il potere d’acquisto dei lavoratori.

L’evoluzione del mese di giugno 2025 mostra un aumento dell’indice delle retribuzioni orarie contrattuali dello 0,5% rispetto a maggio, e un incremento più consistente del 2,7% se confrontato con il giugno 2024.

Questa progressione, seppur modesta, segnala una dinamica positiva, ma non sufficiente a compensare l’impatto negativo dell’inflazione cumulativa.

Approfondendo l’analisi per settore, emergono differenze significative.

I dipendenti dell’industria hanno visto un aumento tendenziale del 2,3%, mentre quelli impiegati nei servizi privati registrano un progresso del 2,7%.
Il settore pubblico, con un aumento del 2,9%, mostra una performance leggermente superiore, potenzialmente legata a politiche salariali specifiche o a una maggiore protezione dai fattori di mercato.

La disamina dell’andamento retributivo richiede, quindi, una lettura accurata: l’incremento nominale, per quanto positivo, è un indicatore incompleto.
L’attenzione deve focalizzarsi sull’evoluzione delle retribuzioni reali, ovvero quelle depurate dall’effetto inflazione, e sulla capacità di queste ultime di recuperare il terreno perduto.

La distanza dal livello pre-pandemico, ancora significativa, suggerisce la necessità di politiche mirate a sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori e a garantire una distribuzione più equa della ricchezza prodotta.

Solo in questo modo sarà possibile ridurre le disuguaglianze e promuovere una crescita economica inclusiva e sostenibile.

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