venerdì 29 Agosto 2025
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Sgombero Leoncavallo: la rabbia sale, corteo contro la speculazione.

Un’onda di risentimento latente, un’energia collettiva sopita per anni, si è materializzata in modo inatteso, manifestandosi in Via Watteau immediatamente dopo lo sgombero del Leoncavallo, un evento che ha segnato la fine di un’era per la comunità artistica e agricola milanese.

Gli ideatori de “La Terra Trema”, il corteo nazionale dedicato ai viticoltori e agli agricoltori che Veronelli aveva sapientemente promosso e che trovava tradizionalmente spazio nel cuore del centro sociale, ne hanno percepito l’intensità.
Il manifesto programmatico del corteo del 6 settembre, pubblicato in preparazione dell’evento, non risparmia critiche nei confronti dell’amministrazione comunale di Sala, del suo direttorio e del Consiglio Comunale, accusati di essere complici, se non artefici diretti, della scomparsa del Leoncavallo.
Il fulcro delle accuse riguarda il ruolo dei Piani del Governo del Territorio e, in particolare, la loro inestricabile connessione con i meccanismi e le logiche della finanza immobiliare, che guidano processi di trasformazione urbana spesso dislocanti e impoverenti per le comunità esistenti.

Lo sgombero del Leoncavallo, più che una semplice azione amministrativa, rappresenta una frattura, un punto di non ritorno che impone una radicale revisione delle prospettive e l’apertura a nuove forme di espressione e di azione.

La necessità non è solo quella di riattivare un futuro per il sito stesso, ma di avviare un’indagine più profonda sulle trasformazioni socio-antropologiche che stanno plasmando il tessuto urbano e sociale.
Si richiede una lucida analisi delle responsabilità politiche, la capacità di esprimere ciò che risulta tabù, l’invenzione di un linguaggio nuovo, capace di cogliere e comunicare le complessità di un presente in rapida evoluzione.
Il corteo, nato dalle province e dalle periferie, dalle realtà agricole e vitivinicole che hanno trovato rifugio e nutrimento nel Leoncavallo, si propone di portare un contributo significativo nella lotta contro il “fascismo di governo”, inteso come l’utilizzo del potere politico per favorire interessi economici e finanziari a scapito del bene comune, e contro la gentrificazione, quel processo di riqualificazione urbana che, spesso, porta con sé l’espulsione delle fasce più deboli della popolazione.

Il 6 settembre, quindi, si configura come un momento cruciale, un punto di convergenza di voci e di energie diverse, che si uniscono per rivendicare un futuro più giusto e inclusivo per le città e per il territorio, un futuro che metta al centro la persona e l’ambiente, e non il profitto e la speculazione.
È un appuntamento che invita alla riflessione critica, all’azione consapevole e alla costruzione di nuove forme di comunità, capaci di resistere alle pressioni del sistema e di promuovere un cambiamento radicale.

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