Nell’agro campestre di Villaurbana, i Carabinieri hanno disarticolato una sofisticata operazione di coltivazione e distribuzione di cannabis, culminata nell’arresto di otto individui, di nazionalità colombiana e sarda.
L’intervento, denominato “Aristeo” in richiamo al dio greco protettore dei raccolti, ha portato alla luce una maxi-piantagione di marijuana, estesa su una vasta area e caratterizzata da un’infrastruttura irrigua di precisione, con oltre 4.500 piante che raggiungevano un’altezza media di un metro e mezzo.
Il sequestro ha permesso di recuperare ben 290 chili di cannabis, pronti per essere immessi nel mercato illecito.
L’operazione, che ha visto la sinergia tra la Sezione Operativa di Oristano, lo Squadrone Eliportato Cacciatori di Sardegna e le Compagnie di Oristano, Mogoro e Ghilarza, ha colto gli arrestati in piena attività all’interno di un capannone agricolo.
Lì, i responsabili stavano procedendo alla separazione delle infiorescenze dai vegetali, un processo cruciale per massimizzare il contenuto di cannabinoidi e preparare la merce per la successiva commercializzazione.
Numerosi sacchi e contenitori di plastica, pieni di boccioli di marijuana essiccati, sono stati sottoposti a sequestro.
L’elemento transnazionale, con la presenza di cittadini colombiani all’interno dell’organizzazione, solleva interrogativi significativi sulla complessità e la ramificazione del sistema criminale scoperto.
Il colonnello Steven Chenet, comandante provinciale dei Carabinieri, ha sottolineato come questa circostanza suggerisca l’esistenza di una struttura organizzativa ben definita, che va oltre la mera coltivazione e abbraccia tutte le fasi della filiera illecita: dalla produzione alla distribuzione, configurando un vero e proprio modello imprenditoriale criminale.
L’indagine ora si concentra sull’identificazione di ulteriori complici e sull’esplorazione dei canali finanziari che sostengono questa rete di coltivazione e traffico di stupefacenti, con l’obiettivo di smantellare completamente l’organizzazione e individuare i vertici responsabili di questa attività illegale, che ha un impatto negativo sulla sicurezza e sulla salute pubblica.
La sofisticatezza dell’impianto e la presenza di elementi stranieri suggeriscono inoltre una pianificazione accurata e un investimento di risorse significativo, evidenziando la necessità di un’azione investigativa coordinata a livello internazionale.