L’emergenza idrica che ha colpito Trieste e il suo entroterra, a seguito di un evento meteorologico di eccezionale intensità, ha lasciato un segno profondo in diverse aree, in particolare nei Comuni di San Dorligo della Valle e Muggia.
L’impatto delle piogge torrenziali, che si sono concentrate in un breve lasso di tempo, ha manifestato la fragilità del territorio e l’urgenza di interventi strutturali.
Le esondazioni dei corsi d’acqua, alimentati da precipitazioni che hanno avuto origine in Slovenia, hanno causato allagamenti diffusi e la conseguente interruzione della viabilità, isolando intere frazioni e rendendo difficoltoso l’accesso ai servizi essenziali.
La situazione è stata ulteriormente aggravata dalla natura transfrontaliera del problema: l’intenso pluviometro sloveno ha riversato volumi d’acqua significativi nei bacini idrografici che attraversano il confine, mettendo a dura prova la capacità di ricezione del territorio triestino.
A Muggia, in particolare nella localita’ di Vignano, l’intervento tempestivo della Protezione Civile, con l’installazione di paratie mobili, ha evitato il peggio, salvaguardando un numero considerevole di abitazioni dall’inondazione.
Tale azione dimostra l’importanza della prontezza operativa e della disponibilità di risorse adeguate per mitigare gli effetti di eventi estremi.
I dati pluviometrici registrati a ridosso del confine, con picchi superiori ai 100 millimetri e localmente anche 200 millimetri, sottolineano la portata eccezionale dell’evento.
Questo volume d’acqua, concentrato in poche ore, ha superato la capacità di deflusso dei corsi d’acqua, innescando un meccanismo di esondazione che ha coinvolto ampie zone del territorio.
Nonostante un temporaneo rallentamento delle precipitazioni tra San Dorligo e Muggia, il monitoraggio della situazione rimane cruciale, alla luce delle previsioni meteorologiche che indicano la possibilità di ulteriori piogge nel corso del pomeriggio.
L’accumulo di acqua nel suolo, già saturo, aumenta il rischio di ulteriori smottamenti e frane, rendendo necessaria una vigilanza costante e un’attenta valutazione dei rischi.
L’emergenza mette in luce non solo la vulnerabilità del territorio, ma anche la necessità di una gestione integrata del rischio idrogeologico, che coinvolga la cooperazione transfrontaliera e la pianificazione di interventi strutturali per migliorare la capacità di deflusso dei corsi d’acqua e proteggere le aree più a rischio.
La resilienza del territorio dipenderà dalla capacità di apprendere da questa esperienza e di adottare misure preventive per ridurre l’impatto di futuri eventi meteorologici estremi, che, nel contesto del cambiamento climatico, sono destinati a diventare sempre più frequenti e intensi.