domenica 31 Agosto 2025
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Torino

Siccità Alpina: Allarme per Pascoli e Economia Montana Torinese

L’inverno ha congedato le montagne torinesi lasciando un’eredità amara: la siccità.

Due giorni di precipitazioni, benché benvenuti, si rivelano insufficienti a mitigare i danni causati da un periodo di caldo eccezionale, protrattosi per oltre tre mesi e che ha lasciato i pascoli alpini in uno stato di aridità profonda.
L’allarme è stato lanciato da Coldiretti Torino, che sollecita un intervento urgente da parte della Regione, autorizzando la discesa anticipata dei margari, la tradizionale migrazione estiva del bestiame verso i pascoli alpini.

“Questa stagione,” dichiara Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino, “rischia di segnare un punto di svolta negativo per l’economia d’alpeggio, un sistema complesso e vitale per il tessuto sociale ed economico delle valli alpine.

” L’alpeggio non è semplicemente una pratica agricola, ma un pilastro dell’identità montana, un patrimonio culturale immateriale che sostiene migliaia di famiglie e rappresenta una fetta significativa dell’economia alpina torinese.

La rete di 460 alpeggi attivi, dislocati in undici valli, impiega circa 3.000 addetti, prevalentemente all’interno di imprese a conduzione familiare, creando un indotto economico considerevole.

Il protrarsi delle temperature elevate, che hanno superato i livelli stagionali previsti e si sono estese da giugno ad agosto, ha letteralmente compromesso la vegetazione pascolativa.
I pascoli più esposti alle radiazioni solari, verso Sud e Sud-Ovest, hanno subito i danni maggiori.
Un altro fattore critico è stata la rapida fusione dei nevai, riserve idriche fondamentali per l’approvvigionamento estivo.
Il conseguente prosciugamento di numerosi corsi d’acqua, alimentati dalla neve sciolta o da sorgenti in alta quota, ha compromesso le derivazioni idriche necessarie per l’irrigazione dei pascoli e, soprattutto, per l’approvvigionamento idrico del bestiame.

La carenza d’acqua è divenuta una realtà tangibile in molti alpeggi, mettendo a rischio la sopravvivenza del bestiame e la sostenibilità delle attività agricole montane.
Questa crisi idrica, amplificata dagli effetti del cambiamento climatico, non si limita a un mero problema agricolo.

Essa incide profondamente sulla biodiversità alpina, sull’equilibrio degli ecosistemi montani e sulla qualità della vita delle comunità locali.

La decisione di autorizzare la discesa anticipata dei margari rappresenta un tentativo di salvaguardia, ma è solo una misura temporanea.
Saranno necessarie politiche di gestione sostenibile delle risorse idriche, investimenti nella ricerca di nuove fonti di approvvigionamento e un impegno collettivo per mitigare gli impatti del cambiamento climatico, al fine di preservare questo patrimonio inestimabile per le future generazioni.

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