domenica 31 Agosto 2025
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Opere pubbliche incompiute: il Sud ancora indietro

Il quadro delle opere pubbliche incompiute in Italia, a fine anno, si presenta con un saldo di 246 progetti sospesi, un dato che, pur indicando un miglioramento rispetto al passato, cela complessità strutturali e persistenti criticità.

L’analisi del Centro Studi Enti Locali evidenzia una riduzione del 7,5% rispetto al 2023 (266 opere), un segnale incoraggiante che si riflette anche in un lieve calo, attestatosi a 1,6 miliardi di euro, del valore complessivo degli interventi necessari per il completamento, accompagnato da una diminuzione del 3,4% delle spese sostenute.

Tuttavia, l’onere complessivo per la ripresa e l’ultimazione di questi progetti continua a gravare pesantemente sulle casse pubbliche, ammontando a 1,1 miliardi di euro.

La distribuzione geografica del fenomeno rivela una marcata disomogeneità.

Il divario infrastrutturale tra Nord e Sud del Paese rimane una ferita aperta, con le regioni meridionali e le isole che concentrano la stragrande maggioranza (63,8%) delle opere incompiute, per un totale di 157 progetti.

Questo dato riflette una storica carenza di investimenti e una gestione spesso inefficiente delle risorse a livello locale.
Il Centro Italia concentra 44 opere sospese, mentre il Nord ne conta 40.

Un aspetto particolarmente rilevante è rappresentato dalle amministrazioni centrali, che pur avendo un numero limitato di opere incompiute (solo cinque), presentano un impatto economico notevolissimo, con un fabbisogno stimato superiore ai 407 milioni di euro, che rappresenta quasi la metà del fabbisogno nazionale complessivo.

A livello regionale, Sicilia e Puglia si distinguono per il numero di opere incompiute (35 ciascuna), seguite da Sardegna e Lazio (30) e Lombardia (17).
La Sicilia guida la classifica per l’onere di ultimazione (143,7 milioni), mentre la Puglia si posiziona al primo posto per il valore complessivo degli interventi necessari (204,7 milioni).

Nonostante la tendenza generale alla diminuzione, nove regioni registrano un aumento del numero di cantieri fermi, tra cui Lazio, Lombardia, Abruzzo, Basilicata ed Emilia-Romagna, suggerendo che il processo di risoluzione del fenomeno è tutt’altro che uniforme e presenta dinamiche complesse.

Le cause alla radice di questo problema strutturale sono molteplici e interconnesse.
La cronica carenza di risorse finanziarie, spesso aggravata da procedure burocratiche eccessivamente complesse e dalla fragilità del sistema economico, si intreccia con problematiche tecniche, errori di progettazione e difficoltà nell’esecuzione dei lavori.

I fallimenti delle imprese appaltatrici, a loro volta, generano ritardi e costi aggiuntivi, mentre la mancanza di una chiara volontà politica e di una gestione responsabile da parte delle stazioni appaltanti contribuisce a perpetuare il circolo vizioso delle incompiute.
L’esempio emblematico della “Città dello Sport” di Tor Vergata, ancora oggi l’opera incompiuta più costosa d’Italia, rappresenta un monito sulle conseguenze di una pianificazione inadeguata e di una gestione inefficiente dei progetti pubblici, con impatti negativi sull’immagine del Paese e sullo sviluppo economico delle comunità locali.
Il superamento di questa sfida richiede un approccio integrato e multidisciplinare, che coinvolga tutti gli attori coinvolti, dalla pubblica amministrazione alle imprese, passando per le comunità locali, e che promuova la trasparenza, l’efficienza e la responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche.

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