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L'inchiesta arbitri continua a scuotere la Serie A. Il designatore Gianluca Rocchi ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Milano, che l'ha iscritto al registro degli indagati, insieme al supervisore Var Andrea Gervasoni, per concorso in frode sportiva. L'accusa è di aver fatto pressioni dirette su alcuni arbitri a Lissone, impegnati in sala Var, e di aver designato direttori di gara "graditi all'Inter". Sul tavolo ci sono alcune partite della stagione 2024/25, ma l'elenco è destinato ad allungarsi così come gli indagati, tra cui però non figurano al momento né l'Inter né dirigenti nerazzurri. Al centro dell'inchiesta, che in molti hanno già definito una "nuova Calciopoli", ci sono al momento soltanto esponenti del mondo arbitrale. Il primo a ricevere avviso di garanzia è stato, come detto, il designatore Gianluca Rocchi, che ha poi deciso di autosospendersi dal suo incarico, seguito dal supervisore Var, anch'egli autosospesosi, Andrea Gervasoni. A loro si sono aggiunti l'assistente Daniele Paterna, al centro della bufera per un rigore prima negato e poi concesso, secondo l'accusa dopo pressione diretta di Rocchi, in Udinese-Parma, e altri due assistenti alla sala Var, ovvero Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca. Il sospetto, in ogni caso, è che altri assistenti Var siano indagati, ma al momento resta un mistero l'identità, così come resta il giallo sulle persone "in concorso" che avrebbero, secondo i capi d'imputazione, contribuito ad alcune designazioni arbitrali 'pilotate' di fischietti che sarebbero stati graditi all'Inter. Per l'accusa Rocchi avrebbe combinato, con altri soggetti al momento non precisati, la designazione dell’arbitro Andrea Colombo (gradito all'Inter, a dire di chi indaga) per la partita Bologna-Inter dell’aprile 2025, vinta dai rossoblù 1-0. Altrettanto avrebbe fatto con la designazione del direttore di gara Daniele Doveri per la semifinale di Coppa Italia tra Milan e Inter, in modo da evitare per l'eventuale finale e per le partite successive di campionato la designazione dello stesso arbitro, ritenuto in questo caso poco gradito ai nerazzurri. Inoltre, come detto, in occasione della partita Udinese-Parma del primo marzo 2025 avrebbe violato il protocollo Var, che prevede l'autonomia delle sale di Lissone, bussando e inducendo la chiamata all’On field review dell’arbitro Fabio Maresca ai fini dell’assegnazione del rigore all’Udinese. Sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti ci sarebbero inoltre presunte pressioni sul Var in occasione di alcune partite, Inter-Verona della stagione 2023-24 (quella della gomitata di Bastoni a Duda, ndr) e Udinese-Parma dello stesso campionato. Tra le carte della Procura non ci sarebbero invece partite legate alla stagione in corso. Andrea Gervasoni, supervisore Var, è indagato sempre per frode sportiva perché durante il match Salernitana-Modena (8 marzo 2025) avrebbe fatto pressione sull'addetto Var Luigi Nasca. Nasca compare anche in un altro episodio (insieme a Rodolfo Di Vuolo) cioè in Inter-Verona del 6 gennaio 2024, partita caratterizzata dalla presunta gomitata del nerazzuro Bastoni a Duda e dal mancato fischio del direttore di gara. Paterna, invece, era Var in una delle partite che compaiono nell'avviso di garanzia mandato a Rocchi: Udinese-Parma. C'è già chi, a pochi giorni dallo scoppio dell'inchiesta, grida a una nuova Calciopoli. Una visione che però non viene condivisa da Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti e possibile candidato a sostituire Gravina alla guida della Figc: "Non è cambiato niente nel mondo arbitrale da Calciopoli? Siamo in una fase assolutamente iniziale, in cui penso che sarebbe un errore da parte nostra dare dei giudizi su situazioni che non conosciamo. È un po' presto per dare questo tipo di giudizi". "C'è massima fiducia in primis nella giustizia sportiva e nella giustizia ordinaria per approfondire le problematiche che sono emerse nella giornata di sabato", ha aggiunto Abete. Rocchi, così come altri protagonisti dell'inchiesta, è indagato per concorso in frode sportiva. Ma di cosa si tratta? Questo reato si configura quando si offre o promette denaro, altra utilità o vantaggio, a qualcuno dei partecipanti a una competizione organizzata dalle federazioni riconosciute dal Coni, dall’Unire o da altri enti sportivi riconosciuti dallo Stato. Lo scopo? Raggiungere un risultato diverso da quello relativo al corretto e leale svolgimento della competizione. Si tratta di un reato punito con la reclusione da due a sei anni e con multa fino a 4mila euro. Sulla questione è intervenuto anche il presidente dell'Inter Giuseppe Marotta: "Noi non abbiamo arbitri graditi o non graditi", ha detto ieri il numero uno del club nerazzurro a Sky Sport, prima della partita di campionato contro il Torino, "sappiamo di aver agito nella massima correttezza, questo è il dato più importante che deve tranquillizzare tutti". Sotto i riflettori, c'è anche un presunto incontro sugli arbitri graditi e sgraditi all'Inter. "Nella scorsa annata, non lo dico per lamentarmi, abbiamo oggettivamente avuto decisioni avverse anche acclarate, mi riferisco ad esempio al rigore di Inter-Roma. Sono tranquillo, siamo estranei e lo saremo in futuro. Se ci aspettatiamo che qualcuno venga ascoltato? Sono stato molto chiaro, non ho nulla da aggiungere”.
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