Caso Garlasco, la consulente di Sempio smonta la ‘prova del Dna’: “Traccia fragile e parziale che non prova l’aggressione: ecco perché”

Il Dna parziale trovato sulle unghie di Chiara Poggi e riconducibile alla linea paterna di Andrea Sempio non è una prova dell'aggressione e dell'omicidio della 26enne uccisa il 13 agosto del 2007. Non solo: la presenza del Dna di un altro uomo su un dito della vittima apre un giallo nel giallo del caso di Garlasco. Sono queste le conclusioni a cui è arrivata la genetista Marina Baldi, consulente di parte di Sempio nell'inchiesta che lo vede come unico indagato per l'omicidio aggravato della ragazza.  Secondo le conclusioni di Baldi, specialista in genetica medica, l'aplotipo Y che la perizia riconduce alla linea maschile di Andrea Sempio, "non può essere considerato, allo stato, prova di un contatto aggressivo diretto". La genetista esclude che la vittima si sia difesa e che dunque sotto le unghie della ventiseienne possa esserci il Dna di Sempio. L'elemento appare "tecnicamente debole poiché non si tratterebbe di profili pieni e singoli, ma di profili misti, incompleti e non pienamente consolidati"; quindi il dato "non ha valore individualizzante".  Per la consulente della difesa "assume rilievo decisivo la presenza di un ulteriore profilo maschile Y non attribuito su altro dito della vittima". Una circostanza che documenta – a dire della genetista – che il materiale sulle unghie "non è geneticamente univoco e che non può essere selezionata soltanto la componente asseritamente compatibile con l'indagato, ignorando la presenza di altri contributi maschili". Data la presenza di "contributori ignoti, il rischio di sovrastimare il valore probatorio è particolarmente elevato".  Pertanto, "anche qualora si ritenesse esistente una compatibilità parziale Y con Andrea Sempio, tale dato non prova che egli abbia avuto un contatto aggressivo con la vittima, né che sia stato graffiato nel corso dell'azione omicidiaria". Inoltre, rimangono aperte le ipotesi di un trasferimento "secondario, occasionale, da contaminazione, manipolazione dei reperti o deposito non correlato al fatto". In assenza di un profilo "completo, singolo, quantitativamente significativo, riproducibile e coerente con la dinamica di un graffiamento aggressivo", il dato genetico "deve essere considerato un elemento fragile, parziale, e non individualizzante, non idoneo a fondare una conclusione accusatoria scientificamente robusta", conclude Baldi.  Intanto la difesa di Sempio dà conto in una memoria esplicativa consegnata alla Procura di Pavia che venti giorni fa ha chiuso le indagini nei confronti del 37enne spiega anche il senso dei dialoghi "virtuali" in cui Sempio in auto simula o immagina interrogatori, oppure "ipotizza le ipotesi circolanti tra gli utenti dei podcast", o ancora si mette nei panni di Alberto Stasi e usa la fantasia per le "ipotizzate domande degli inquirenti" o "le virtuali risposte" del condannato per il delitto di Garlasco.  Ad esempio, spiegano i legali, "in presenza di letture dei fatti o delle prove a lui avverse (provenienti da giornalisti, youtuber, podcaster, utenti), Sempio, dopo averle lette o memorizzate e riprodotte a voce alta, le inframezza con commenti personali secchi e iperbolici", in linea con un registro "polemico e certamente non confessorio". Inoltre, a dire dei legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia, "frequentemente simula contestazioni che ritiene gli possano essere mosse, le formula ad alta voce e fornisce le proprie ipotetiche risposte". 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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