Florence and The Machine, a Milano il sogno (goth) di una notte di mezza estate

Corre a piedi nudi sul palco. Il lungo abito nero si gonfia dietro di lei a ogni falcata, mentre trasforma il palco nel luogo in cui prende forma il suo incantesimo. Non uno qualunque ma un rito che esorcizza dolore e morte. Florence Welch si mostra agli I-Days di Milano come se stesse tracciando un antico rituale, uno ‘spell’ che affonda le radici nel dolore, attraversa il confine tra vita e morte e sfocia nella speranza, senza mai nascondere le ferite. Non è Puck, lo spirito dispettoso che nel ‘Sogno di una notte di mezza estate’ di Shakespeare sparge incantesimi nel bosco ma poco ci manca.  
Il ritorno di Florence + The Machine agli I-Days, dopo il memorabile sold out del 2023, è il racconto di una sopravvissuta. Il nuovo tour accompagna l’uscita di ‘Everybody Scream’, il sesto album della band britannica, nato dopo il delicato intervento chirurgico che ha salvato la vita della cantante durante il Dance Fever Tour. Una gravidanza extrauterina che ha quasi rischiato di ucciderla e che ha modificato profondamente la sua scrittura, spingendola verso un immaginario fatto di misticismo, catarsi e venature folk horror ma soprattutto verso una riflessione intima sul corpo, sulla femminilità e sulla guarigione.  Il concerto all’Ippodromo Snai San Siro, aperto da Cliffords e Manic Street Preachers, è amplificato dalla scenografia, con la band che resta in secondo piano mentre quattro danzatrici che sembrano uscite da un sabba alla ‘The Witch’, si muovono in abiti bianchi e corsetti neri, come una congrega accanto alla cantante, in una teatralità che accompagna ogni brano. “Milano, ti amo. Qualsiasi cosa abbiate attraversato sappiate che io sono con voi – esordisce la cantante, rivolgendosi ai fan-. È bello essere tornati in Italia. Abbiamo appena passato il solstizio d’estate, inaugurando un periodo di bel tempo e fortuna. Qualcuno vuole fare un’offerta o diventarlo? Se volete essere un sacrificio mostratelo agli dei, alzate le mani”.  La scaletta, nella quale trovano spazio anche i brani dell’ultimo lavoro in studio, come ‘Everybody Scream’ e ‘Buckle’ è una carrellata di hit che hanno consacrato Florence Welch come una delle voci più autorevoli della sua generazione: ‘Shake It Out’, ‘You Got The Love’, la magnifica ‘What Kind Of Man’, ‘King’ e ‘Which Witch’. Il pubblico è stregato, sotto il suo totale controllo. Lei cammina da una parte all’altra del palco, volteggia e poi scende a stringere le mani ai fan. Si lascia abbracciare e accarezza il viso delle più giovani in lacrime.  ‘One of the Greats’ segna un passaggio importante nel suo percorso artistico, non solo dal vivo. Se in passato i suoi testi evocavano demoni simbolici, oggi guardano al presente e alle dinamiche di un’industria musicale ancora profondamente sbilanciata a favore degli uomini. Qui Florence racconta di aver sacrificato il proprio corpo, la propria salute e la propria vita privata per la musica, fino a sentirsi consumata da ciò che ha creato.  
Prima di attaccare ‘Dog Days Are Over’, rinnova l’invito ormai diventato una tradizione: mettere via i telefoni per vivere il momento. La chiusura affidata a ‘Free’ cambia ancora una volta il registro della serata. “Quando danzo sono libera” canta Florence. Ed è proprio così. Dopo aver attraversato il dolore, la paura e la possibilità concreta della morte, lo spettacolo si chiude come un sogno di mezza estate. Un sogno gotico, che per due ore ha convinto tutti che la magia fosse assolutamente reale. (di Federica Mochi) 
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