Agricoltura maceratese in mobilitazione: protesta e appello per la PAC

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Giovedì 18 dicembre, l’agricoltura maceratese si farà sentire, sfilando in un corteo simbolico a Piediripa, un segnale forte e condiviso con la mobilitazione europea in atto a Bruxelles.

L’iniziativa, promossa da Confagricoltura Macerata, non è una semplice protesta, ma una presa di posizione di fronte a una riforma della Politica Agricola Comune (PAC) percepita come profondamente penalizzante per il settore primario italiano e, in particolare, per le aziende agricole marchigiane.

Il corteo, organizzato in stretta collaborazione con le autorità locali – Prefettura, Questura e Polizia Locale – si svilupperà in ondate controllate, con turni di dieci trattori all’ora, per garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione.

Il raduno è previsto per le ore 9, con la partenza del primo convoglio alle 10, diretto verso Corridonia e ritorno, attraverso la rotatoria situata all’estremità ovest.
Ulteriori blocchi di trattori seguiranno alle 11 e alle 14:30, con una progressiva conclusione delle operazioni tra le 16 e le 17.

L’azione si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione per il futuro dell’agricoltura italiana, un settore che, ironicamente, pochi giorni prima, il 10 dicembre, ha ricevuto un prestigioso riconoscimento dall’UNESCO, elevato a patrimonio immateriale dell’umanità.

Il presidente di Confagricoltura Macerata, Andrea Pettinari, sottolinea la contraddizione di questa situazione: la celebrazione del valore inestimabile della cucina italiana, espressione di secoli di tradizione e sapienza contadina, si contrappone all’erosione del tessuto produttivo che la rende possibile.
Un patrimonio culturale così ricco non può essere preservato senza sostenere attivamente chi lo crea e lo custodisce: gli agricoltori.

Le stime presentate da Pettinari dipingono un quadro allarmante.

Le aziende agricole della provincia, eccellenze riconosciute a livello nazionale e internazionale nella produzione di cereali, vino, olio, prodotti zootecnici, ortaggi, frutta e miele, si vedrebbero private di un miliardo di euro annui.
I tagli ai contributi PAC, che variano dall’8% al 39% per le aziende più piccole, fino a raggiungere il 60% per quelle di maggiori dimensioni, mettono seriamente a repentaglio la sostenibilità economica di queste realtà.
Questo scenario rischia di innescare una spirale negativa, costringendo gli agricoltori a vendere i propri prodotti a prezzi inferiori ai costi di produzione, compromettendo il reddito e la vitalità delle imprese agricole.
La protesta di giovedì non è quindi solo una rivendicazione economica, ma un appello alla salvaguardia di un modello agricolo che incarna la biodiversità, la qualità del cibo e il legame profondo con il territorio.
È un grido d’allarme per difendere un patrimonio immateriale che rischia di svanire se non si interviene con politiche agricole più giuste e sostenibili, capaci di riconoscere il vero valore del lavoro agricolo e di garantire un futuro alle generazioni che verranno.

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