La complessa vicenda relativa alla chiusura di Giano, società del Gruppo Fedrigoni specializzata nella produzione di carte per ufficio, continua a richiedere un’attenzione costante e misure di supporto strutturate per i lavoratori coinvolti.
A seguito della cessazione delle attività alla fine del 2024, un tavolo di monitoraggio, composto da rappresentanti aziendali, sindacali e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha recentemente concluso la propria riunione a Roma, evidenziando la necessità di un’ulteriore proroga di un anno per l’accesso alla cassa integrazione.
L’iniziale quadro, che vedeva 174 posizioni oggetto di esubero, si è evoluto nel tempo.
Sebbene un numero considerevole di dipendenti abbia trovato una nuova collocazione lavorativa all’interno degli altri siti operativi del Gruppo Fedrigoni presenti in regione, una porzione significativa, stimata in circa 30 unità, permane ancora non ricollocata.
Questa situazione non è semplicemente un dato statistico, ma riflette le difficoltà concrete che i lavoratori incontrano nel reinserirsi nel mercato del lavoro, che possono derivare da competenze specifiche non immediatamente trasferibili, da limitazioni geografiche o da dinamiche di mercato più ampie.
La decisione di estendere la cassa integrazione non rappresenta quindi un mero atto dilatorio, bensì un investimento strategico volto a garantire una transizione più serena e sostenibile per i lavoratori.
Tale proroga offre un respiro cruciale per completare il percorso di ricollocamento, favorendo la ricerca di opportunità lavorative adeguate e la valorizzazione delle competenze acquisite durante l’esperienza in Giano.
Il tavolo di monitoraggio, con la sua composizione paritetica, ha il compito di supervisionare l’attuazione di questa proroga, verificando l’effettivo rispetto delle condizioni e monitorando i progressi compiuti nella ricollocazione dei dipendenti.
Questo processo di supervisione garantisce la trasparenza e la responsabilità nell’utilizzo dei fondi pubblici destinati a questo scopo.
La vicenda Giano, al di là dell’emergenza immediata, solleva questioni cruciali riguardanti la gestione delle crisi industriali, la necessità di politiche attive del lavoro mirate e l’importanza di un dialogo sociale costruttivo tra istituzioni, imprese e sindacati.
La capacità di rispondere efficacemente a sfide come questa, che impattano direttamente sulla vita di lavoratori e comunità, rappresenta una prova importante per la tenuta del sistema economico e sociale del Paese, e richiede un impegno continuo nella ricerca di soluzioni innovative e durature.
Il caso Giano diventa, in questo senso, un laboratorio per affinare strategie di gestione delle trasformazioni industriali e per costruire un futuro del lavoro più equo e resiliente.

