Comuni montani: rischio emorragia di risorse per l’Appennino marchigiano

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L’apprezzabile iniziativa volta a ridefinire i criteri di classificazione dei Comuni montani, con la fissazione di una soglia altimetrica a 600 metri, solleva profonde preoccupazioni per l’Uncem Marche e per la tenuta stessa delle comunità appenniniche regionali.
L’Unione dei Comuni Montani ha attivato un’azione di sensibilizzazione istituzionale, indirizzando un messaggio congiunto al Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, ai rappresentanti del parlamento marchigiano, al Presidente della Regione e a tutti gli organi decisionali, per denunciare il rischio concreto di un’emorragia di risorse cruciali destinate alle aree interne.
La questione non si riduce a una mera disputa burocratica.

Come sottolinea il presidente Giuseppe Amici, le sfide che le comunità montane marchigiane affrontano – isolamento geografico, spopolamento demografico, vulnerabilità economica e declino dei servizi essenziali – trascendono di gran lunga la semplice misurazione dell’altitudine.
Stabilire una linea di demarcazione altimetrica arbitraria significa ignorare la complessa stratificazione socio-economica e ambientale che caratterizza questi territori.
L’impatto di una simile classificazione risulterebbe particolarmente devastante per numerosi centri, collocati tra i 400 e i 600 metri sul livello del mare.
Si pensi a realtà come Frontone, Sassoferrato, Sarnano, San Ginesio, Amandola e Comunanza.
Luoghi che, pur non superando la soglia prefissata, presentano fragilità intrinseche, accentuate da una combinazione di fattori ambientali, economici e sociali.
La perdita di accesso a finanziamenti e agevolazioni si tradurrebbe in un ulteriore impoverimento di questi borghi, accelerando il processo di marginalizzazione e abbandono.
L’Uncem Marche si pone, pertanto, come baluardo a difesa di un approccio più equo e inclusivo.
L’appello rivolto alla Regione mira a impedire l’approvazione di qualsiasi decreto che penalizzi i territori appenninici, sollecitando un ripensamento radicale dei criteri di classificazione.

La mobilitazione istituzionale – un fronte comune composto da Regione, Province, Unioni Montane e Comuni – è considerata imprescindibile per sostenere una revisione che garantisca pari dignità e prospettive di futuro a tutte le comunità appenniniche.

L’obiettivo ultimo non è semplicemente preservare lo status quo, ma promuovere una visione strategica che riconosca il valore intrinseco di ogni borgo dell’Appennino marchigiano, valorizzandone il patrimonio culturale, naturale e umano e investendo in infrastrutture, servizi e opportunità di sviluppo sostenibile.

Solo così sarà possibile contrastare lo spopolamento, attrarre nuovi abitanti, creare posti di lavoro e garantire un futuro prospero per l’intero territorio montano.
La resilienza delle comunità appenniniche è un patrimonio inestimabile per la Regione e per l’Italia intera, e merita un impegno politico e finanziario adeguato.

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