La difesa di Claudio Funari, imputato per l’omicidio di Renzo Paradisi e il tentato omicidio della moglie Maria Antonietta Giacomozzi a Comunanza, delinea una strategia processuale mirata a mitigare la gravità delle accuse.
L’avvocato Olindo Dionisi ha preannunciato un tentativo di esclusione delle aggravanti di premeditazione e dei futili motivi, elementi cruciali che potrebbero elevare significativamente la pena in caso di condanna.
Questa mossa difensiva si inserisce in un contesto in cui il giudice per le indagini preliminari (GUP) ha rigettato la richiesta di ulteriori accertamenti, manifestando la sussistenza di elementi sufficienti per giustificare il rinvio a giudizio.
La sollecitudine del legale, volta a indurre la Procura a dichiarare l’impossibilità di attribuire all’imputato le aggravanti contestate – condizione imprescindibile per l’accesso al rito abbreviato – si è rivelata infruttuosa.
Il GUP, pur non escludendo tale possibilità in via assolutoria, ha ritenuto di non poterlo stabilire con certezza allo stato degli atti, mantenendo aperta la questione per il corso del processo.
Dall’altra parte, l’avvocato Mauro Gionni, rappresentante della parte civile, accoglie con favore questa evoluzione, interpretandola come conferma della gravità delle accuse e dell’impossibilità di accedere a un rito più favorevole per il convenuto.
La presenza delle aggravanti contestate preclude infatti l’applicazione del rito abbreviato, il quale presuppone una maggiore chiarezza e una valutazione più rapida della responsabilità dell’imputato.
Un elemento tangenziale, ma significativo, è rappresentato dal sequestro conservativo di un immobile di proprietà dell’imputato disposto dalla autorità giudiziaria.
Questa misura, seppur di portata limitata rispetto all’entità complessiva del danno subito, mira a garantire la futura esecuzione di un eventuale risarcimento.
La parte civile ha quantificato il danno subito a un importo considerevole, comprensivo del danno morale derivante dalla perdita della vita di Renzo Paradisi, del danno biologico e morale subito da Maria Antonietta Giacomozzi, e dei danni emotivi e psicologici patiti dalle figlie della coppia.
L’avvocato Gionni sottolinea, con una prospettiva di realismo, che l’esito del processo penale, a prescindere dalla condanna o dall’assoluzione, potrebbe non essere pienamente sufficiente a garantire una completa riparazione del danno subito dalla famiglia Paradisi-Giacomozzi.
La complessità del trauma subito e l’impossibilità di attribuire un valore monetario adeguato alla perdita di una vita umana suggeriscono che la piena risarcibilità del danno potrebbe restare un obiettivo difficile da raggiungere.
Il processo si configura quindi non solo come una ricerca di giustizia penale, ma anche come un percorso complesso e doloroso verso una parziale riparazione di un lutto irreparabile.








