Si è conclusa oggi a Pesaro la prima tornata di una complessa vicenda legale che vede Fox Petroli contrapporsi agli attivisti ambientali Roberto Malini e Lisetta Sperindei.
L’azienda, nel presentare la causa civile per diffamazione, ha richiesto un risarcimento danni di due milioni di euro, in parallelo all’apertura di un procedimento penale connesso.
Al cuore della disputa vi sono i ripetuti comunicati e le dichiarazioni rilasciate dagli attivisti nei mesi scorsi, che sollevano seri dubbi e preoccupazioni in merito alle attività dello stabilimento di Pesaro e, in particolare, alla realizzazione del nuovo impianto Gnl.
Durante l’udienza, il giudice ha manifestato apertura all’esame approfondito delle prove e si è riservato la decisione sui mezzi istruttori.
L’avvocata degli attivisti, Pia Perricci, ha espresso forte preoccupazione per l’impostazione della causa, definendola un tentativo di intimidazione e di soffocamento della libertà di espressione.
“Non si tratta di diffamazione, ma di un tentativo di silenziare voci critiche, un tentativo che non può essere tollerato”, ha dichiarato.
L’avvocato ha richiesto l’ammissione di documenti cruciali, tra cui un’analisi di carotaggi risalente al 2001, che, a suo dire, rivela la mancata esecuzione di adeguate operazioni di bonifica e il superamento delle soglie legali relative agli idrocarburi.
La situazione si configura come un caso di rilevanza non solo locale, ma di potenziale impatto a livello internazionale.
L’avvocato Perricci ha richiamato l’intervento della Comunità Europea e delle Nazioni Unite, che hanno formalmente richiesto chiarimenti sia a Fox Petroli che al Governo italiano, senza ottenere risposte concrete.
La richiesta di risarcimento di due milioni di euro è stata definita come un atto “lesivo per la democrazia e i diritti civili”, volto a scoraggiare la partecipazione attiva dei cittadini nel dibattito pubblico.
L’obiettivo della difesa degli attivisti è la totale archiviazione della richiesta di risarcimento di Fox Petroli, e la contestuale richiesta di un risarcimento danni a favore dei propri assistiti, per le azioni intimidatorie perpetrate.
Questa somma, qualora riconosciuta, verrebbe impiegata per sostenere la difesa legale di altri attivisti, rafforzando così la tutela dei diritti fondamentali e la capacità di contestare scelte che impattano sull’ambiente e sulla salute pubblica.
La sentenza del giudice, che quantificherà l’eventuale risarcimento, attende l’esito della discussione sui mezzi istruttori, la cui definizione determinerà la data della prossima udienza.
Il caso solleva interrogativi urgenti sul delicato equilibrio tra il diritto alla libera espressione e la protezione della reputazione aziendale, con implicazioni potenzialmente significative per la governance ambientale e la partecipazione civica.

