L’emergenza percepita legata alle dinamiche giovanili problematiche, un fenomeno complesso e multifattoriale, non può essere ridotto a una mera questione di ordine pubblico da affrontare con escalation di controlli e mappature territoriali.
Sebbene queste azioni, pur necessarie, rappresentino una risposta contingente, è imperativo scavare più a fondo per comprendere le radici profonde che alimentano tali comportamenti.
Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di Ancona, presieduto dal prefetto Maurizio Valiante e affiancato da figure chiave come il sindaco Daniele Silvetti, il questore Cesare Capocasa, il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Roberto Di Costanzo, e il tenente colonnello Giuseppe Romanelli della Guardia di Finanza, ha focalizzato l’attenzione su un aspetto cruciale: la necessità di un approccio integrato che trascenda le misure repressive.
Il fenomeno dell’intemperanza giovanile non è un’entità monolitica, ma un mosaico di fattori interconnessi.
Povertà educativa, disagi familiari, influenze negative dei pari, difficoltà di accesso a opportunità formative e lavorative, percezione di ingiustizia sociale e mancanza di modelli positivi di riferimento sono solo alcune delle componenti che contribuiscono a creare un terreno fertile per comportamenti devianti.
La semplice intensificazione delle attività di controllo, sebbene utile per disinnescare episodi di microcriminalità e garantire la sicurezza immediata, rischia di innescare un circolo vizioso, spingendo i giovani più vulnerabili verso l’emarginazione e la radicalizzazione.
È fondamentale, quindi, investire in programmi di prevenzione che mirino a rafforzare il tessuto sociale, promuovere l’inclusione e offrire alternative costruttive.
Un approccio efficace deve coinvolgere attivamente le scuole, le famiglie, le associazioni del terzo settore, i servizi sociali e gli operatori del mondo del lavoro.
È necessario creare percorsi di mentoring, laboratori creativi, attività sportive e iniziative di volontariato che permettano ai giovani di sviluppare il senso di appartenenza, la fiducia in sé stessi e la consapevolezza delle proprie potenzialità.
La Prefettura di Ancona, consapevole della complessità del problema, dovrebbe agire come catalizzatore di un sistema di collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, promuovendo la condivisione di informazioni, la definizione di obiettivi comuni e la valutazione periodica dei risultati ottenuti.
L’obiettivo non è solo quello di ridurre la criminalità giovanile, ma di costruire una comunità più giusta, equa e inclusiva, in cui ogni giovane possa trovare il proprio posto e realizzare il proprio futuro.
La sicurezza pubblica non è solo assenza di crimine, ma soprattutto garanzia di opportunità e di speranza per le nuove generazioni.







