La drammatica carenza di risorse destinate al Reddito di Libertà nelle Marche rivela una profonda falla nel sistema di supporto alle donne vittime di violenza, un campanello d’allarme che risuona con crescente urgenza.
I dati forniti dai sindacati Cgil, Cisl e Uil Marche dipingono un quadro allarmante: un numero crescente di richieste di aiuto, cruciali per consentire a donne di fuggire da spirali di abusi, restano inesaudite, lasciando le vittime esposte a rischi inaccettabili.
L’analisi Inps mette in luce una progressiva erosione del servizio, con oltre 130 richieste negate tra il 2022 e il 2024, un dato che evidenzia non solo una mancanza di fondi, ma anche una crescente domanda di assistenza che il sistema attuale non riesce a soddisfare.
La perdita di accesso al Reddito di Libertà, per donne che nel frattempo avevano perso i requisiti necessari, aggrava ulteriormente la situazione, intrappolandole in condizioni di vulnerabilità.
Questa crisi finanziaria assume un significato particolarmente grave alla luce della persistente emergenza del femminicidio.
Le Marche, come il resto del Paese, sono afflitte da una spirale di violenza che si manifesta in forme sempre più brutali.
I cinque femminicidi del 2024 e i due già conteggiati nel 2025 non sono solo numeri, ma storie di vite spezzate, di famiglie distrutte, di un futuro negato.
A ciò si aggiunge la pervasività delle molestie sessuali, che colpiscono una percentuale significativa di donne, soprattutto tra le giovani, alimentando un clima di paura e insicurezza.
I sindacati rivolgono un appello accorato alla Regione Marche, sollecitando un intervento immediato e significativo.
Non si tratta solo di integrare le risorse nazionali con finanziamenti regionali, come già fanno altre amministrazioni, ma di adottare una visione più ampia e strutturale.
È necessario promuovere un’educazione all’affettività e al rispetto, fin dalla tenera età, per contrastare le radici culturali della violenza.
È imprescindibile garantire un adeguato sostegno economico e psicologico ai centri antiviolenza, luoghi di accoglienza e di supporto cruciali per le donne che cercano una via d’uscita dall’abuso.
Infine, è fondamentale ampliare l’offerta di posti nelle case rifugio, garantendo alle donne e ai loro figli un luogo sicuro dove ricostruire la propria vita, lontano dalla paura e dalla violenza.
La situazione attuale non può essere considerata accettabile.
La tutela della dignità e della sicurezza delle donne non è un costo, ma un investimento nel futuro della comunità.
Richiede un impegno concreto e una visione politica lungimirante, capace di tradurre in azioni concrete i principi di uguaglianza e di giustizia sociale.
La risposta della Regione Marche sarà determinante per segnare un passo avanti nella lotta contro la violenza di genere e per garantire a tutte le donne il diritto a una vita libera e sicura.

