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Nuova scossa nel Maceratese: riattivato il cratere 2016

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Nella notte, il cratere sismico del 2016, ancora profondamente segnato da eventi traumatici, si è riattivato con una serie di sismi di lieve entità che hanno destato l’attenzione e la preoccupazione nella popolazione del Maceratese.
Un’attività sismica persistente, caratterizzata da un’incessante sequenza di eventi, ha scosso la regione, manifestando la complessa e dinamica natura della tettonica appenninica.

L’attività, iniziata nelle prime ore del mattino, ha visto registrare una successione di scosse, le più significative delle quali hanno raggiunto magnitudo 3.8 alle ore 3:31, seguite da due eventi di magnitudo 3.1 alle 3:38 e alle 5:15.
La localizzazione precisa di questi sismi, rispettivamente a Sant’Angelo in Pontano e Gualdo, conferma l’area di massima concentrazione sismica all’interno del cratere.
Le profondità di localizzazione, comprese tra 21 e 24 chilometri, suggeriscono un’origine sismica relativamente superficiale, contribuendo alla percezione dei fenomeni da parte della popolazione.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha rilevato un totale di diciotto eventi sismici nel Maceratese, compresi tra le 2:46 e le 8:36, con magnitudo variabile tra 2.0 e 3.8.
Un evento di magnitudo 2.2 si è verificato anche nell’Ascolano, ad Arquata del Tronto, sottolineando la diffusione dell’attività sismica in una più ampia area geografica.
Nonostante la percezione diffusa dei fenomeni, soprattutto a Macerata, Ascoli Piceno e Fermo, non si sono registrati danni a infrastrutture o abitazioni, né si sono verificate situazioni di pericolo per la popolazione.

Le segnalazioni ai Vigili del Fuoco sono state principalmente richieste di informazioni, evidenziando una cautela diffusa e un desiderio di comprendere l’evoluzione della situazione.

Questa nuova fase di attività sismica riapre il dibattito sulla vulnerabilità del territorio marchigiano e sulla necessità di una costante monitoraggio del cratere, anche alla luce delle recenti ricerche che evidenziano la persistenza di stress tettonici derivanti dagli eventi del 2016.

La sequenza sismica, pur di lieve entità, rappresenta un promemoria della dinamicità geologica della regione e della sua intrinseca capacità di generare fenomeni sismici, richiedendo un approccio multidisciplinare che coinvolga geologi, ingegneri e esperti della protezione civile per garantire la sicurezza delle comunità locali.
La comprensione dei meccanismi che guidano questa attività persistente è fondamentale per sviluppare strategie di mitigazione del rischio e per migliorare la resilienza del territorio.

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