L’inchiesta sulle procedure di affidamento dei minori a Pesaro si infittisce, con il numero degli indagati salito a 25.
Al centro della vicenda, un complesso sistema di decisioni e valutazioni che, secondo l’accusa, avrebbe portato a decisioni affrettate e potenzialmente pregiudizievoli per i bambini coinvolti, durante la gestione comunale sotto la guida del sindaco Matteo Ricci, oggi eletto al Parlamento Europeo.
Ricci, formalmente interrogato, ha categoricamente negato qualsiasi coinvolgimento in pratiche corruttive, ribadendo di non aver mai interferito nelle decisioni prese dagli uffici competenti.
La sua posizione, tuttavia, rimane sotto la luce dei riflettori in quanto è stato sindaco durante il periodo oggetto di indagine.
Il fulcro dell’indagine riguarda il ruolo di figure chiave nell’amministrazione comunale.
Massimiliano Amadori, ex capo di gabinetto di Ricci e successore di Franco Arceci (anch’egli indagato) dopo il suo ritiro pensionistico, è tra i soggetti coinvolti.
Un elemento particolarmente significativo è che Amadori ricopre attualmente la carica di capo di gabinetto dell’attuale sindaco, Andrea Biancani, complicando ulteriormente il quadro politico e amministrativo.
L’indagine si concentra su presunte irregolarità nelle modalità di valutazione dei casi di affido, con sospetti di favoritismi e la mancata considerazione di criteri oggettivi e di un’approfondita analisi del benessere dei minori.
Si ipotizza una potenziale pressione sulle figure coinvolte nelle decisioni, con possibili conseguenze sulla qualità delle scelte relative all’affidamento dei minori.
La Procura sta esaminando un vasto corpus di documenti, tra cui verbali, email e relazioni, al fine di ricostruire le dinamiche interne all’amministrazione comunale e individuare eventuali responsabilità.
L’obiettivo è determinare se siano state violate norme procedurali e legali, e se queste violazioni abbiano compromesso il diritto dei minori a un ambiente familiare sicuro e adeguato.
L’inchiesta solleva interrogativi cruciali sul delicato equilibrio tra autonomia decisionale dei professionisti del settore (assistenti sociali, psicologi, educatori) e controllo politico dell’amministrazione comunale.
La vicenda evidenzia la necessità di garantire la trasparenza e l’imparzialità delle procedure di affido, proteggendo i diritti dei minori e assicurando che le decisioni siano prese nell’esclusivo interesse del loro benessere.
Le conseguenze dell’inchiesta si estendono ben oltre l’ambito giudiziario, toccando la reputazione dell’amministrazione comunale e generando preoccupazione nella comunità locale.
La vicenda riapre il dibattito sull’importanza di una governance responsabile e di un sistema di controlli rigorosi nella gestione dei servizi sociali, con particolare riferimento alla tutela dei minori vulnerabili.
La piena chiarificazione dei fatti e l’accertamento delle responsabilità si rendono imprescindibili per ripristinare la fiducia dei cittadini e per rafforzare la tutela dei diritti dei minori.








