Silvia Severini, Gaza e il Silenzio delle Istituzioni

- PUBBLICITA -

Il gesto di Silvia Severini, impiegata pubblica anconetana, incarna un atto di profonda responsabilità civile e umanitaria.
La sua partecipazione alla Global Sumud Flotilla, diretta a Gaza con l’obiettivo di spezzare il blocco israeliano e di portare aiuto umanitario alla popolazione, solleva interrogativi cruciali sulla responsabilità delle istituzioni regionali e locali.
Il Coordinamento Marche per la Palestina denuncia con forza l’assordante silenzio che avvolge la vicenda, un silenzio che appare tanto più inaccettabile considerando la gravità delle accuse mosse e le esperienze vissute dalla donna.
La missione, animata da un imperativo pacifista e umanitario, si è conclusa con un sequestro illegale in acque internazionali, un atto di forza che ha comportato la detenzione di Silvia Severini per due giorni nel carcere israeliano di Ketziot.
Durante la sua permanenza, la donna sarebbe stata sottoposta a trattamenti vessatori e a violenze psicologiche, aggravando l’esperienza traumatica.

Il ritorno di Silvia in Italia non ha suscitato alcuna reazione formale da parte delle autorità locali, dal sindaco di Ancona al presidente della Regione Marche.
Questo vuoto comunicativo, questo deliberato evitare di esprimere solidarietà e vicinanza, rappresenta una profonda mancanza di etica e di coraggio politico.
Non si tratta di un mero disinteresse per un evento di cronaca, ma di una mancata presa di posizione di fronte a una situazione che coinvolge diritti fondamentali e accuse di genocidio.

Il silenzio istituzionale non è un fatto neutro.

Esso alimenta l’indifferenza, legittima l’ingiustizia e contribuisce a creare un clima di impunità.

A prescindere dalle affiliazioni politiche, è un dovere morale e istituzionale riconoscere e sostenere chi, come Silvia Severini, si espone a rischio per difendere i diritti umani e denunciare le violazioni del diritto internazionale.
Il Coordinamento Marche per la Palestina, insieme ad associazioni, realtà sociali e collettivi, si impegna a rompere questo silenzio mortifero, a costruire una risposta collettiva che esprima solidarietà e denuncia l’indifferenza.

La vera solidarietà non si limita alle parole, ma si traduce in azioni concrete e in un impegno costante per la giustizia e la dignità umana.
Il silenzio, in questo contesto, non è solo assenza di parole, ma assenza di umanità, un silenzio che uccide la speranza di un futuro più giusto.

- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -
Sitemap