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Farinetti: il silenzio, antidoto alla superficialità.

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Nell’epoca contemporanea, caratterizzata da un incessante flusso comunicativo e da una prevalenza dell’espressione individuale, emerge una riflessione cruciale: il valore del silenzio.
Lo ha sottolineato Oscar Farinetti, imprenditore e scrittore, durante la presentazione del suo romanzo “La regola del silenzio” presso la rassegna “L’Alfabeto della Memoria” ad Ancona.
Un silenzio non inteso come assenza, ma come spazio vitale per l’ascolto, la contemplazione e la formulazione di un pensiero autentico, un antidoto alla superficialità che spesso permea il discorso pubblico.

Farinetti, figura poliedrica che ha saputo coniugare l’abilità imprenditoriale con la passione per la cultura, – fondatore di Unieuro, creatore di Eataly e promotore di Green Pea – ha rivelato come, pur avendo delegato la gestione delle sue attività ai figli, trovi rifugio nella lettura e nella scrittura.

Il romanzo, il suo primo, si distacca dalle sue precedenti opere saggistiche e narrative, proponendosi come un giallo ambientato in un’atmosfera che evoca i classici del genere, da Raymond Chandler a Erle Stanley Gardner.
La trama ruota attorno alla figura di Ugo, un uomo accusato di omicidio, la cui vicenda si articola attorno a un silenzio interiore radicato in un trauma infantile.

Un silenzio che, paradossalmente, non lo ostacola nel vivere una vita piena e intelligente, ma costituisce un elemento distintivo della sua personalità.
Il romanzo, tuttavia, trascende i confini del genere giallo, configurandosi come un romanzo di formazione che esplora il percorso di un individuo alla ricerca del proprio spazio nell’esistenza.
Le scelte decisive, secondo l’autore, maturano nell’oscurità del silenzio interiore, lontane dalle urla del mondo.

Il processo che si snoda nel corso del romanzo offre un palcoscenico per la contrapposizione di due visioni: l’accusa, veicolata attraverso un’arringa retorica e manipolatoria, e la difesa, capace di smontare le accuse e di rivelare la verità.
In questo contesto emerge il tema centrale del perdono, che Farinetti definisce come “il sentimento più alto” che l’umanità possa esprimere, un atto di liberazione che permette di superare il risentimento e di ritrovare la serenità.
L’incontro è stato arricchito da un omaggio ad Ancona, città che l’autore ammette di amare profondamente, e dalla passione per i vini marchigiani, in particolare il Verdicchio.

Un’attenzione particolare è stata dedicata alla letteratura, con un elenco di oltre quaranta opere che fungono da collante narrativo e tematico, un vero e proprio catalogo di esperienze e riflessioni che hanno plasmato il pensiero di Farinetti e che, a suo dire, sono in grado di trasformare la vita, aprendo la mente e superando i pregiudizi.

La lettura, in definitiva, si configura come un viaggio interiore, un’occasione per confrontarsi con il mondo e con se stessi, per trovare il coraggio di ascoltare il silenzio e di dare voce alla propria verità.

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