Artigianato Marche: calo imprese, nuove sfide e innovazione

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Un quadro di trasformazione nel tessuto artigianale marchigiano: sfide e nuove prospettiveIl panorama dell’artigianato marchigiano, pilastro fondamentale dell’economia regionale, sta attraversando una fase di profonda riorganizzazione tra il 2024 e il 2025.

I dati recenti presentati dall’Ente Bilaterale Artigianato Marche (Ebam), focalizzandosi sulle imprese con dipendenti escludendo il settore edile, rivelano una contrazione significativa: un calo di 316 unità, pari al 2,7% del totale, che riduce il numero di aziende da 11.440 a 11.124.

Questo dato, sebbene apparentemente negativo, necessita di un’analisi più approfondita, contestualizzandolo all’interno di un periodo caratterizzato da cambiamenti strutturali più ampi a livello nazionale ed europeo.

Le province che hanno registrato le maggiori perdite sono Pesaro Urbino (-115 aziende, -4%), Fermo (-44, -2,6%) e Macerata (-44, -1,7%), indicando possibili differenze nelle dinamiche economiche locali e nelle specifiche esigenze dei settori produttivi.

L’evoluzione del numero di addetti segue un andamento simile, con una diminuzione di 912 unità, che corrisponde a una riduzione dell’1,5% rispetto al 2024.
L’aumento dei lavoratori nelle province di Ancona e Ascoli Piceno non compensa le perdite nelle altre aree, suggerendo una polarizzazione delle opportunità occupazionali all’interno della regione.
L’analisi per comparti produttivi mette in luce una contrazione generalizzata, con perdite particolarmente accentuate nei settori della Moda (-10,7%) e della Meccanica (-4,6%), settori chiave per l’identità industriale delle Marche.
Il calo nel settore Alimentare (-4,3%) riflette le sfide legate alla competitività sui mercati internazionali e alla pressione dei costi di produzione.

Unico segnale positivo, l’aumento delle attività varie (+2%), che potrebbero indicare l’emergere di nuove forme di imprenditorialità e di servizi innovativi.
L’incremento delle richieste di contributi all’Ebam, che hanno raggiunto quota 3.500 per 1.400 lavoratori, è un indicatore di crescente necessità di supporto da parte delle imprese.

La triplicazione delle richieste per l’innovazione tecnologica, dopo un periodo di stallo, segnala una crescente consapevolezza dell’importanza di investire in nuove tecnologie per rimanere competitivi.

L’aumento delle richieste per l’occupazione aggiuntiva denota, invece, una volontà di creare nuovi posti di lavoro, pur in un contesto economico complesso.
Il Fondo di Solidarietà Bilaterale Alternativo per l’Artigianato (Fsba), che gestisce l’Assegno di Integrazione Salariale (Ais), ha registrato un calo del 40% rispetto al 2024, suggerendo una relativa stabilizzazione del mercato del lavoro, sebbene la possibilità di ricorso a misure di sostegno al reddito rimanga una risorsa fondamentale per le imprese in difficoltà.
Il Presidente dell’Ebam, Riccardo Battisti, sottolinea l’importanza del riconoscimento della Zona Economica Speciale (Zes), pur evidenziando la necessità di un’estensione a tutta la regione per evitare distorsioni territoriali.

La strategia dell’Ebam per il 2026 si concentrerà sul sostegno alle imprese che investono in innovazione, formazione e sicurezza, riconoscendo che la competitività futura dipenderà dalla capacità di adattamento, dall’aggiornamento continuo delle competenze e dalla promozione di un ambiente di lavoro sicuro e stimolante.

Questo approccio risponde all’esigenza di costruire un artigianato marchigiano resiliente, capace di affrontare le sfide del mercato globale e di valorizzare il suo patrimonio di competenze e tradizioni.

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