La situazione di Conerubus, società operante nel trasporto pubblico locale, è definita come uno stato di crisi formale, una circostanza ufficialmente riconosciuta a seguito di un incontro tra il management aziendale e le rappresentanze sindacali – Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl-Fna e Faisa-Cisal.
L’azienda, in questo contesto delicato, individua nel Fondo Bilaterale di Solidarietà la principale risorsa per assicurare liquidità, preservare la continuità operativa e incentivare l’uscita volontaria verso la pensione di parte del personale.
Le proiezioni aziendali, secondo le stime sindacali, indicano un potenziale risparmio annuo di circa 1.540.000 euro attraverso l’implementazione di un piano di incentivazione all’esodo volontario, che coinvolgerebbe circa 35 lavoratori con un costo medio annuo per dipendente stimato in 44.000 euro.
L’accettazione di un simile accordo, tuttavia, è subordinata alla previa discussione con l’assemblea dei lavoratori e alla ferma garanzia che non venga intaccato l’accordo sulla produttività regionale, oltre alla sua esplicita finalizzazione come strumento di accompagnamento alla pensione, in maniera totalmente volontaria.
Le rappresentanze sindacali lamentano una risposta tardiva da parte dell’azienda rispetto alle proposte formulate a partire dal dicembre 2025.
Solo di recente, Conerubus ha manifestato una parziale apertura, accogliendo la proposta di un’indagine conoscitiva volta a valutare la disponibilità del personale a ricoprire mansioni differenti.
Tale iniziativa è considerata insufficiente, poiché una soluzione strutturale ed efficace richiederebbe la re-internalizzazione di servizi attualmente esternalizzati – quali pulizie, rifornimento carburante, verifiche tecniche, gestione biglietterie e noleggio – impiegando il personale già in forza a Conerubus.
Questo approccio, secondo i sindacati, rappresenterebbe un’iniezione di risorse umane e competenze all’interno dell’azienda, migliorandone l’efficienza e la reattività.
I sindacati rivolgono un appello urgente alla Regione Marche e al Comune di Ancona, sollecitando interventi concreti.
In particolare, richiedono l’adeguamento dei corrispettivi chilometrici all’inflazione, ormai gravemente inadeguati, e l’aggiornamento strutturale dei contratti di servizio tra Atma e Regione Marche, e tra Comune di Ancona e Conerubus.
Si sottolinea l’importanza di riconoscere la produttività regionale non come un mero indicatore di performance, ma come una componente salariale contrattata e parte integrante del reddito dei lavoratori.
La richiesta finale è quella di scelte politiche chiare e coraggiose, volte a tutelare il diritto alla mobilità dei cittadini, il futuro del trasporto pubblico locale e la coesione sociale del territorio, evitando un collasso che comprometterebbe il servizio essenziale che Conerubus offre alla comunità.

