Il settore calzaturiero marchigiano, pilastro dell’economia regionale, attraversa un periodo di profonda transizione nei primi sei mesi del 2025.
Le rilevazioni preliminari indicano una contrazione significativa dell’export, con una diminuzione del -9,1% in valore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Questo dato, apparentemente isolato, si inserisce in un quadro più ampio di complessità che investe l’intero comparto a livello nazionale, caratterizzato da un calo del fatturato (-5,6%) e della produzione industriale (-9,5%).
L’analisi delle destinazioni primarie dell’export rivela dinamiche divergenti.
La Francia, storicamente un mercato chiave, lamenta una flessione del -10,7%, mentre la Germania mostra una resilienza relativa con un modesto aumento del +2%.
Si evidenzia, tuttavia, un crollo preoccupante nei mercati strategici come gli Stati Uniti (-19,8%) e la Cina (-21%), segnalando un possibile spostamento nelle preferenze dei consumatori o una crescente concorrenza internazionale.
L’andamento dei mercati russo (+42.4%) e ucraino (-8.5%) riflette l’impatto delle tensioni geopolitiche in atto, con una potenziale riallocazione dei flussi commerciali.
Parallelamente a questa contrazione dell’export, il tessuto imprenditoriale regionale subisce una contrazione strutturale.
Secondo i dati Infocamere-Movimprese, il numero di imprese attive nel settore calzaturiero e nella produzione di componenti ha subito una diminuzione di 52 unità (-2,3%) rispetto a dicembre 2024, accompagnata da una riduzione dell’occupazione di 187 addetti.
Questa perdita di capitale umano e di imprese non è semplicemente una questione numerica, ma rispecchia una potenziale erosione delle competenze e della capacità innovativa del distretto.
Un elemento particolarmente degno di nota è l’aumento vertiginoso delle ore di cassa integrazione guadagni autorizzate dall’INPS per le imprese marchigiane della filiera pelle, con un incremento del +26,9% rispetto all’analogo periodo del 2024.
L’ammontare di oltre 3,1 milioni di ore autorizzate non solo supera i livelli pre-Covid dei primi sei mesi 2019 (+162,4%), ma suggerisce una crescente incertezza e difficoltà operative che spingono le aziende a ricorrere a misure di sostegno al reddito.
Questo dato potrebbe indicare ristrutturazioni interne, difficoltà nell’accesso a materie prime, o una domanda di mercato in rapida evoluzione che le aziende faticano ad intercettare.
L’analisi condotta dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici evidenzia dunque un quadro complesso, che richiede un’attenta riflessione e interventi mirati.
La resilienza del settore marchigiano, storicamente riconosciuta per la qualità e l’innovazione, è messa a dura prova da fattori congiunturali e strutturali, che richiedono una risposta strategica capace di promuovere la competitività, l’adattamento tecnologico e la sostenibilità, preservando al contempo il valore del know-how artigianale e l’identità del territorio.
La sfida per il futuro è quella di trasformare questa fase di transizione in un’opportunità di rinascita, consolidando il ruolo del distretto marchigiano come eccellenza globale nel settore calzaturiero.

