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Marche 2026: Artigiani divisi tra pessimismo e speranza.

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Le prospettive economiche per il 2026 nelle Marche si delineano come un mosaico complesso, caratterizzato da un profondo senso di incertezza che pervade artigiani e microimprese, pilastri dell’economia regionale.

L’indagine annuale di Confartigianato Marche, condotta tra i propri associati, rivela una fotografia preoccupante: oltre la metà degli imprenditori (53%) si dichiara impreparata a tracciare un quadro previsionale del futuro, un dato che riflette la fragilità percepita di fronte a un contesto globale turbolento.

La percezione del futuro non è omogenea.

Un divario generazionale emerge chiaramente: gli imprenditori under 40 esprimono un cauto ottimismo, con quasi il 40% che prevede una crescita dei risultati aziendali, un dato notevolmente superiore alla media regionale.
Questo atteggiamento più proiettato al futuro potrebbe derivare da una maggiore propensione all’innovazione, all’adozione di tecnologie digitali e alla capacità di adattamento ai nuovi modelli di business.

Al contrario, la generazione più matura, gravata da esperienze passate e più sensibile alle fluttuazioni del mercato, si mostra più incline al pessimismo.

Le proiezioni aziendali non sono incoraggianti.

Un terzo delle imprese marchigiane teme una contrazione del fatturato, in particolare nell’ambito delle esportazioni, evidenziando una vulnerabilità ai cambiamenti geopolitici e alle dinamiche commerciali internazionali.
La riduzione degli investimenti è un’ulteriore preoccupazione: quasi il 40% degli imprenditori prevede di tagliare le spese in beni strumentali, un segnale di minore fiducia nella capacità di generare crescita futura.
Sul fronte dell’occupazione, la maggior parte (70%) si aspetta una stabilità dei livelli occupazionali, mentre il 20% teme una diminuzione e solo una minoranza (10%) prevede un aumento dei dipendenti.
La manifattura, tradizionalmente un motore trainante dell’economia marchigiana, è quella che destano maggiori preoccupazioni, penalizzata dalle difficoltà strutturali del settore automotive e dalle crisi che affliggono il sistema moda.

In contrasto, i settori dei servizi e dell’edilizia mantengono un orientamento più positivo, grazie alla domanda interna e alla ripresa di alcuni interventi pubblici.
Secondo Moreno Bordoni, segretario di Confartigianato Marche, l’incertezza è alimentata da una serie di fattori esterni, tra cui conflitti armati, tensioni geopolitiche e le politiche commerciali protezionistiche messe in atto da grandi potenze come Stati Uniti e Cina.
Le principali criticità individuate dagli associati riguardano la carenza di personale qualificato, i costi energetici elevati, l’opprimente burocrazia e un sistema fiscale percepito come eccessivamente gravoso.
Tuttavia, non mancano segnali di speranza.
Un elemento positivo è la ripresa della crescita del numero di imprese marchigiane.
Tra aprile e novembre 2025, si è registrato un aumento di 483 imprese attive, principalmente nel settore dei servizi e delle costruzioni.

Questo dato suggerisce una vitalità imprenditoriale che, se sostenuta da politiche mirate, potrebbe contribuire a contrastare le tendenze negative.
La diminuzione delle attività manifatturiere e commerciali, pur rappresentando una sfida, potrebbe essere un campanello d’allarme per una riqualificazione del tessuto produttivo verso settori più innovativi e sostenibili, capaci di rispondere alle esigenze di un mercato in continua evoluzione.

La capacità di adattamento e l’innovazione rimangono, dunque, le chiavi per affrontare le sfide che attendono le imprese marchigiane nel 2026.

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