Marche, allarme infortuni: 25 morti sul lavoro, una ogni 12 giorni.

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Un’ombra pesante si proietta sulle Marche alla fine del 2025.
I dati preliminari dei primi dieci mesi rivelano un quadro allarmante per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, con 25 decessi in incidenti sul lavoro, un incremento significativo rispetto ai 15 registrati nello stesso arco temporale dell’anno precedente.

Questa tragica statistica, che corrisponde a un incidente mortale ogni 12 giorni, solleva interrogativi urgenti sull’efficacia delle misure di prevenzione e sulla cultura della sicurezza adottate nella regione.
L’industria manifatturiera si conferma il settore più vulnerabile, concentrando la maggior parte degli eventi avversi.

Un’analisi geografica più dettagliata evidenzia una distribuzione disomogenea del rischio: le province di Ascoli Piceno e Macerata, con 4 e 7 vittime rispettivamente, si distinguono per un carico di incidenti particolarmente elevato.

Questa disparità territoriale suggerisce potenziali differenze nella gestione della sicurezza, nell’applicazione delle normative e nella disponibilità di risorse dedicate.

Un elemento preoccupante è l’età dei lavoratori coinvolti: la fascia d’età over 50 rappresenta la categoria più colpita, suggerendo una possibile correlazione con l’esperienza, l’usura fisica e la necessità di una formazione mirata per i lavoratori più anziani, spesso portatori di competenze preziose ma anche più esposti a rischi legati all’invecchiamento e alla potenziale difficoltà di adattamento a nuove tecnologie e procedure.

L’incremento complessivo degli infortuni sul lavoro, attestato all’1,3%, appare esiguo in termini percentuali, ma il peso emotivo e sociale di ogni singola vittima è incalcolabile.

Le province di Pesaro e Urbino (+93%), Macerata (+76%) e Ancona (+58%) mostrano un aumento particolarmente marcato, richiedendo un’indagine approfondita per identificare le cause specifiche e implementare azioni correttive mirate.
Parallelamente all’aumento degli infortuni, si registra un’impennata delle malattie professionali, con una triplicazione delle denunce relative a disturbi psichici e comportamentali, un segnale di allarme che riflette le crescenti pressioni lavorative, lo stress e la precarietà che affliggono molti lavoratori.

L’aumento delle malattie del sistema nervoso sottolinea l’importanza di promuovere ambienti di lavoro più salubri e di tutelare la salute mentale dei dipendenti.

“Questo scenario è inaccettabile e dimostra che le azioni intraprese finora sono state inadeguate,” afferma Loredana Longhin, della segreteria regionale CGIL Marche.
“È imperativo invertire questa tendenza, investendo in una prevenzione più efficace, nella formazione continua e nella sensibilizzazione dei lavoratori e delle imprese.

Ogni incidente è evitabile se si adotta un approccio proattivo e si mette la sicurezza al primo posto.

”La richiesta di maggiore formazione non è solo una questione di aggiornamento delle competenze tecniche, ma anche di sviluppo di una cultura della sicurezza diffusa, che coinvolga tutti i livelli aziendali e promuova la partecipazione attiva dei lavoratori nella identificazione e nella gestione dei rischi.

È necessario un cambio di paradigma, che ponga al centro la tutela della vita e della salute dei lavoratori, non come un costo aggiuntivo, ma come un investimento strategico per la prosperità economica e il benessere sociale della regione.

L’urgenza della situazione impone un’azione immediata e concertata, per trasformare questa tragica realtà in un’opportunità per costruire un futuro del lavoro più sicuro e sostenibile per tutti.

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