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Marche: Lavoro, un Quadro di Disparità e Precariato.

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Il Quadro Economico del Lavoro nelle Marche: Un’Analisi a Profondità (2024)L’analisi dei dati Ires Cgil Marche, elaborati su fonti Inps, dipinge un quadro complesso del mercato del lavoro nelle Marche nel 2024.
Sebbene si registri un aumento dell’occupazione, l’andamento salariale e la distribuzione delle tipologie contrattuali rivelano disparità significative che richiedono un’attenzione strutturale.
Nel 2024, la retribuzione media lorda annuale nel settore privato marchigiano si è attestata a 21.470 euro, un valore notevolmente inferiore rispetto alla media nazionale (-11,2%) e al contesto del Centro Italia (-8,8%).

Questa differenza sottolinea una posizione di svantaggio strutturale che incide sul potere d’acquisto e sul benessere economico delle famiglie.
Un’ulteriore disamina evidenzia come i lavoratori a tempo parziale percepano una retribuzione media di soli 12.690 euro, mentre i lavoratori stagionali si trovano a fronteggiare un reddito annuo di appena 5.626 euro, cifre che riflettono una condizione di fragilità economica.
I contratti a tempo determinato, sebbene rappresentino una componente significativa del mercato del lavoro, garantiscono una retribuzione media di 10.424 euro, un valore che sottolinea la precarietà e la minore capacità di pianificazione economica a cui sono sottoposti i lavoratori.
L’aumento dell’occupazione (+1,1%) rispetto al 2023, pur positivo, è inferiore rispetto alla crescita registrata nel Centro Italia (+1,7%) e a livello nazionale (+2,0%), suggerendo un rallentamento nella ripresa economica.

Il numero complessivo di lavoratori dipendenti del settore privato (escludendo operai agricoli e domestici) si attesta a 468.465 unità.
Per quanto riguarda i contratti a tempo pieno e indeterminato, considerato il “gold standard” del mercato del lavoro, la retribuzione media si aggira sui 30.557 euro, un valore inferiore rispetto ai colleghi del Centro Italia (-4.180 euro) e dell’Italia nel suo complesso (-4.768 euro), evidenziando una sfida significativa per l’economia marchigiana.
Le disparità salariali sono ulteriormente acuite dalla considerazione del genere e dell’età.

Le donne, in particolare, scontano un divario salariale preoccupante, con una perdita media di 7.343 euro lordi annui (-29,4%) rispetto agli uomini.
Sebbene il part-time contribuisca in parte a spiegare questa differenza, non è sufficiente a giustificare l’ampiezza del divario.
Le lavoratrici rappresentano il 43,9% della forza lavoro, con una percentuale di part-time significativamente più alta (50,4%) rispetto agli uomini (18,6%), e meno di una lavoratrice su tre gode di un contratto a tempo pieno e indeterminato (34,6% contro 65,2% tra gli uomini).

L’aumento dell’occupazione ha visto un incremento maggiore tra gli uomini (+1,2%) rispetto alle donne (+0,9%), accentuando ulteriormente le disparità di genere nel mercato del lavoro.

I giovani under 30 si trovano in una situazione ancora più critica, con un reddito medio annuo lordo di soli 13.023 euro, ben 8.717 euro in meno (-40,1%) rispetto alla media generale.

L’utilizzo più frequente di contratti a tempo parziale e a termine da parte delle giovani generazioni contribuisce a questo divario, che si mantiene anche a parità di tipologia contrattuale, con un guadagno inferiore del 28,7% rispetto alla media dei lavoratori.

L’analisi per fasce d’età rivela che l’aumento dell’occupazione è trainato principalmente dalla crescita dei lavoratori con 50 anni o più (+6.974 unità, +4,5%), mentre le fasce di età mediane (30-39 e 40-49 anni) hanno subito una diminuzione.
Questa tendenza solleva interrogativi sulla tenuta del mercato del lavoro per i lavoratori di età media e sulla necessità di politiche attive per la riqualificazione professionale e l’inserimento lavorativo.

Il sindacato sottolinea che il precariato assume caratteristiche strutturali nel mercato del lavoro, con solo la metà dei lavoratori (+51,8%) che gode di un contratto a tempo pieno ed indeterminato, una percentuale che scende al 35,3% tra gli under 30.
La prevalenza del part-time, che incide per il 32,6% tra i lavoratori nel loro complesso, sale al 38,4% tra i giovani.
A livello settoriale, si registra una flessione nel comparto manifatturiero (-2.263 unità, -1,4% in un anno), particolarmente nel settore tessile e abbigliamento (-1.396 unità, -4,1%).

Al contrario, si registra un aumento di 5.092 unità nel terziario, concentrato principalmente nel commercio (+1.515 unità, +2,5%) e nell’albergo e ristorazione (+2.283, +4,4%), settori caratterizzati da una bassa produttività e retribuzioni medio-basse che non supportano la vitalità dell’industria manifatturiera locale.

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