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Ancona, due narrazioni si scontrano: identità, immigrazione e proteste.

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Ad Ancona, in una giornata carica di tensioni e simbolismi, si sono scontrate due narrazioni contrastanti sul futuro dell’identità nazionale e dell’integrazione.

Un corteo, promosso dal Comitato Remigrazione e Riconquista, con il supporto di realtà politiche e sociali come Casapound, Rete dei Patrioti, Veneto fronte Skinhead e Brescia ai Bresciani, ha animato il Passetto, luogo intriso di memoria storica, con canti patriottici e l’inno nazionale.

Uno striscione esplicito, “Remigrazione”, delineava l’obiettivo dell’iniziativa: un ritorno, un riequilibrio demografico e culturale percepito come necessario.
La manifestazione, che ha visto la partecipazione di consiglieri comunali e regionali, si è configurata come un atto di riaffermazione di un’identità nazionale, sentita come minacciata da un’immigrazione incontrollata e dalla presunta perdita di valori tradizionali.

L’atto simbolico di cantare davanti al Monumento dei Caduti mirava a collegare la rivendicazione attuale a un passato di sacrificio e resilienza.
In risposta, un presidio promosso da Potere al Popolo, con l’adesione del Partito Comunista e movimenti per la Palestina, ha espresso un’interpretazione diametralmente opposta.

Il corteo, che si è poi trasformato in un presidio permanente davanti al Comune, ha sventolato bandiere palestinesi, un gesto che ha voluto sottolineare la solidarietà verso popolazioni in difficoltà e denunciare presunti legami ideologici tra i promotori della manifestazione remigrazionista e dinamiche autoritarie.
Lo striscione “Ancona Antifascista” ha ribadito un’identità locale contrastante, volta a contrastare la narrazione di una città definita da rivendicazioni identitarie nazionaliste.

L’esecuzione di “Bella ciao”, dopo la conclusione del corteo remigrazionista, ha rappresentato un ulteriore atto di contestazione, un richiamo a valori di libertà e resistenza.
Giorgio Ferretti, responsabile regionale del Comitato e di Casapound, ha illustrato le motivazioni alla base della proposta remigrazionista, definendola un atto di “responsabilità” verso il futuro del Paese.

La proposta, che si concretizzerà in una raccolta firme destinata al Parlamento, mira a due obiettivi principali: il rimpatrio di immigrati irregolari che abbiano commesso reati o rifiutino l’integrazione, e l’istituzione di un ente dedicato a incentivare la “remigrazione” anche di immigrati regolari.

Ferretti ha espresso profonda preoccupazione per le conseguenze, a suo dire, negative dell’immigrazione incontrollata, denunciando una presunta perdita di sicurezza, un deterioramento del tessuto urbano e una riduzione delle opportunità per i cittadini italiani.
Questa visione, permeata di un senso di perdita e di una richiesta di riappropriazione del territorio, ha alimentato il confronto con la contromanifestazione, evidenziando una frattura profonda nel tessuto sociale di Ancona e, più ampiamente, nel Paese.
Le forze dell’ordine hanno garantito la sicurezza durante entrambe le iniziative, prevenendo disordini e assicurando il rispetto della legalità.

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