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Appennino Marchigiano a rischio: esclusione dai fondi e servizi.

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Un’emergenza silenziosa si profila sull’Appennino marchigiano, con potenziali ripercussioni profonde per un’ampia fetta del territorio regionale.

Un’analisi critica, sollevata dal consigliere Andrea Nobili di Alleanza Verdi e Sinistra, rivela come la recente legislazione nazionale – la legge del 12 settembre 2025 – stia configurando una potenziale esclusione di una quota significativa dei comuni montani marchigiani dalle Comunità Montane, con conseguente perdita di accesso a risorse cruciali e servizi essenziali.

La nuova normativa, fissando una rigidissima soglia altimetrica di 600 metri per la qualificazione di un comune come “montano”, pone un serio problema: ben 22 comuni su un totale di 88 presenti nelle Marche superano questa quota, lasciando un numero considerevole di realtà esposte a un futuro incerto.

Questa apparentemente tecnica definizione, in realtà, cela una realtà ben più complessa, legata alle specificità socio-economiche e ambientali del territorio appenninico.
I comuni che rischiano di essere esclusi non sono semplicemente località in altura.
Rappresentano, al contrario, aree caratterizzate da una marcata fragilità strutturale, accentuata da dinamiche di spopolamento sempre più preoccupanti.

L’isolamento geografico, la scarsa accessibilità ai servizi di base, la crescente vulnerabilità ai fenomeni idrogeologici, unitamente alla carenza di opportunità di sviluppo economico e sociale, disegnano un quadro di profonda difficoltà.
La scomparsa delle Comunità Montane, o la loro significativa riduzione di competenze, comporterebbe un ulteriore inasprimento di queste condizioni preesistenti, con conseguenze potenzialmente devastanti per intere comunità.
La critica sollevata da Nobili non si limita a una mera contestazione della legge nazionale.

Si tratta, piuttosto, di un appello alla presa d’atto delle peculiarità del contesto marchigiano, un territorio montano con caratteristiche altimetriche e socio-economiche differenti da quelle che potrebbero essere state considerate nella definizione della normativa.
L’applicazione indiscriminata di un criterio nazionale, senza tenere conto della realtà locale, rischia di compromettere la sostenibilità stessa di ampie porzioni del territorio regionale.

Le Unioni Montane marchigiane, organi di rappresentanza degli enti locali appenninici, hanno già espresso forti preoccupazioni riguardo alle possibili implicazioni di questa legge.

La perdita di risorse finanziarie destinate allo sviluppo montano, l’indebolimento dei servizi territoriali – come l’assistenza sanitaria e l’istruzione –, la riduzione della programmazione socio-sanitaria e l’erosione delle politiche di contrasto allo spopolamento rappresentano minacce concrete e tangibili.
L’interrogazione presentata da Nobili alla Giunta regionale pone ora al centro del dibattito la necessità di un’azione tempestiva e determinata.
Si richiede alla Regione di attivarsi a livello nazionale per ottenere un adeguamento della legge, rivedendo i criteri di definizione della montanità in modo da tener conto delle specificità regionali.

Parallelamente, si sollecita l’adozione di misure transitorie o integrazioni finanziarie che possano garantire la continuità dei servizi essenziali e mitigare l’impatto negativo della legge sulla realtà marchigiana, preservando la vitalità e la resilienza delle comunità appenniniche.

L’obiettivo è evitare che una decisione burocratica, apparentemente tecnica, si traduca in un danno irreparabile per il tessuto sociale ed economico dell’Appennino marchigiano.

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