La linea sottile che separa l’esercizio delle funzioni amministrative dalla campagna elettorale rischia di dissolversi, generando una dinamica insidiosa che compromette la percezione stessa di imparzialità e buon andamento dell’azione pubblica.
È questa la preoccupazione espressa da Michele Brisighelli (Pd), Andrea Nobili (Alleanza Verdi Sinistra) e Francesco Prosperi (Movimento 5 Stelle, candidati regionali), che si interrogano sull’utilizzo delle istituzioni da parte di alcuni assessori in vista delle elezioni.
L’osservazione non riguarda tanto l’esercizio delle competenze in sé, ma la modalità con cui esse vengono esibite, trasformando eventi istituzionali in occasioni di visibilità politica.
Si evidenzia, in particolare, la condotta di Antonella Andreoli (Lega), Marco Battino (Forza Italia, indipendente) e Manuela Caucci (Forza Italia), le cui azioni, pur nel rispetto formale dei loro incarichi, sollevano interrogativi sull’aderenza ai principi costituzionali.
L’art.
97 della Costituzione, fulcro della discussione, impone un rigore in termini di imparzialità e correttezza nell’azione amministrativa.
L’utilizzo strumentale delle prerogative pubbliche, ovvero trasformare le risorse e le iniziative dell’ente locale in strumenti di propaganda elettorale, crea una commistione inaccettabile tra l’impegno istituzionale e la competizione politica.
L’esempio citato della celebrazione dell’anno scolastico al Teatro delle Muse, promosso dall’assessora Andreoli a ridosso della data delle elezioni, esemplifica la problematica: un evento di rilevanza istituzionale rischia di essere distorto in un palcoscenico per la promozione personale.
Al di là della possibile applicazione di sanzioni legali, la questione si radica in un problema di opportunità politico-istituzionale.
Un assessore in carica che sfrutta la macchina pubblica per accrescere la propria visibilità elettorale incide negativamente sulla credibilità dell’intera istituzione, alimentando il sospetto che l’ufficio pubblico sia diventato un mero strumento di campagna elettorale.
Questa dinamica, in un capoluogo di Regione, assume un’urgenza particolare, data la centralità e l’attenzione che il contesto richiede.
I tre candidati del centrosinistra non invocano una sospensione generalizzata delle attività amministrative, ma sollecitano una riflessione etica e una rilettura delle modalità di esercizio delle funzioni.
Un atteggiamento di maggiore sobrietà e distacco, volto a preservare l’imparzialità dell’azione amministrativa, sarebbe un segno di rispetto nei confronti dell’istituzione e dei cittadini.
La richiesta di un comportamento più consapevole e responsabile non mira a limitare l’azione politica, ma a salvaguardare l’integrità e la fiducia nel sistema democratico, ricordando che la funzione pubblica non è un bene di proprietà privata, ma un servizio alla collettività.