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Astensionismo in Regione: una ferita aperta nella democrazia marchigiana.

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Il dato di affluenza alle urne, sebbene positivo nel confronto con le altre realtà regionali italiane, solleva una riflessione imprescindibile: il 50% degli elettori che si astengono dal voto rappresenta una ferita aperta nel tessuto democratico marchigiano.

È un campanello d’allarme che impone un’azione concreta e continuativa, un impegno quotidiano che trascenda le dichiarazioni di circostanza.

Il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, nel suo intervento al Consiglio regionale, ha espresso chiaramente la necessità di superare l’appagamento derivante da un risultato parziale.
Non si tratta di una vittoria da celebrare, ma di una sfida da affrontare con consapevolezza e responsabilità.
La partecipazione democratica non è un dato acquisito, ma un bene prezioso che va coltivato e incentivato.
La crisi di fiducia che si manifesta nell’astensionismo non può essere affrontata con soluzioni superficiali o retorica vuota.

È fondamentale un ritorno alle radici del rapporto tra istituzioni e cittadini, un impegno a comprendere le preoccupazioni, le esigenze e le speranze di chi si sente distante dalla politica.

Il clima spesso teso e polarizzato che ha caratterizzato la recente campagna elettorale e le precedenti legislature ha contribuito ad allontanare i giovani e intere comunità dal processo decisionale.
La ricerca di consenso attraverso toni esasperati e semplificazioni eccessive non ha prodotto un coinvolgimento genuino, ma ha alimentato disillusione e sfiducia.
La sfida cruciale per il futuro delle istituzioni regionali risiede nella capacità di adottare un approccio diverso, improntato all’ascolto attivo, alla competenza e alla trasparenza.
È necessario recuperare il senso profondo del ruolo delle istituzioni, non come luoghi di potere distante dai cittadini, ma come strumenti a servizio della collettività.

Questo implica un impegno costante a dialogare con i territori, a raccogliere le istanze dal basso, a tradurre le esigenze concrete in politiche concrete.

Richiede inoltre una comunicazione chiara e accessibile, capace di spiegare in modo semplice le scelte e le azioni dell’amministrazione regionale.
In definitiva, il dato dell’astensionismo non è solo un problema di affluenza alle urne, ma un sintomo di una più profonda crisi di rappresentanza che richiede un ripensamento radicale del rapporto tra istituzioni e cittadini.
È un’opportunità per costruire una regione più inclusiva, partecipata e democratica, dove ogni voce possa essere ascoltata e ogni cittadino si senta parte attiva del processo decisionale.

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