La Crisi della Medicina Territoriale nelle Marche: Un Sistema Sotto Pressione e un Futuro IncertezzaLa sanità marchigiana si trova ad affrontare una crisi profonda e strutturale nella sua medicina territoriale, un problema latente che esplode ora, ma le cui radici affondano in scelte politiche e gestionali precedenti.
La carenza di medici di base, lungi dall’essere un evento isolato, è il risultato di un progressivo deterioramento delle condizioni di lavoro e di un’inversione di tendenza nell’attrattività della professione, che rischia di compromettere l’intero sistema sanitario regionale.
I dati presentati dalla Fondazione Gimbe e le osservazioni degli operatori sanitari dipingono un quadro allarmante.
La Regione Marche si attesta come fanalino d’Italia per la partecipazione ai concorsi per la formazione dei medici di medicina generale, con un numero di candidati insufficiente a coprire i posti disponibili, una disparità che si traduce in una carenza stimata tra le 130 e le 238 unità.
Questa carenza non è compensata da nuove risorse, ma esacerbata da un incremento dei pensionamenti (107 solo nel 2024) e da un tasso di abbandono durante il percorso formativo che raggiunge il 20%.
La crisi non è frutto del caso, ma la conseguenza di un sistema che fatica a trattenere i professionisti e ad attrarne di nuovi.
L’aumento dei carichi burocratici, che assorbono tempo prezioso che dovrebbe essere dedicato alla cura dei pazienti, il numero eccessivo di pazienti per medico (spesso superiori a 1400), e un quadro normativo percepito come penalizzante per i giovani medici contribuiscono a rendere la professione sempre meno appetibile.
L’introduzione del Ruolo Unico, contestato dai sindacati, rappresenta un ulteriore elemento di dissonanza, imponendo obblighi tipici del rapporto di lavoro dipendente pur mantenendo il regime della libera professione, generando confusione e disincentivo.
La realizzazione delle Case di Comunità, finanziate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), rischia di trasformarsi in un investimento inutile, in “cattedrali nel deserto” prive del personale necessario per funzionare.
È paradossale investire in infrastrutture senza affrontare il nodo cruciale: la creazione di un ambiente lavorativo attrattivo per i medici, che garantisca un equilibrio sostenibile tra carico di lavoro, autonomia professionale e supporto burocratico.
La situazione è particolarmente critica nelle province di Macerata, Ancona e Pesaro-Urbino, ma l’emergenza si estende a tutto il territorio regionale, con un impatto particolarmente grave nelle aree interne, dove i bandi di concorso rimangono deserti e i cittadini sono privati di un servizio essenziale.
La Regione, secondo quanto denunciato, non sta contrastando la carenza di personale, ma anzi ne sta alimentando le cause, ignorando le segnalazioni e le sollecitazioni provenienti dal campo.
La situazione è ormai diventata un’emergenza sistemica che richiede risposte immediate e strutturali, capaci di ripensare il modello di assistenza sanitaria territoriale.
Un fallimento in questo senso avrebbe conseguenze gravissime per la salute dei cittadini e per la credibilità del sistema sanitario regionale, con la prospettiva di un collasso che comprometterebbe l’accesso alle cure per l’intera comunità.
È imperativo un cambio di paradigma, che metta al centro il benessere dei professionisti sanitari e la qualità del servizio offerto ai cittadini, promuovendo un modello di medicina territoriale resiliente e orientato al futuro.

