Un intervento legislativo a sorpresa, inserito nel testo della Proposta di Legge di Stabilità attraverso un emendamento approvato in Commissione Bilancio, ha radicalmente ridimensionato l’autonomia gestionale di Erap (Ente Regionale per l’Abitazione Pubblica) Marche.
La decisione, che anticipa di quasi un anno la composizione del nuovo Consiglio d’Amministrazione e la nomina del presidente, solleva interrogativi profondi sul rapporto tra l’amministrazione regionale e l’ente pubblico incaricato della politica abitativa.
La manovra, definita da esponenti dell’opposizione come un atto di ingiustificata compressione dell’autonomia di un ente strategico, ha generato un acceso dibattito, ulteriormente amplificato dalle dimissioni di Saturnino Di Ruscio, ex presidente, che ha espresso pubblicamente le sue perplessità.
Le sue parole, in una nota ufficiale, denunciano una frattura strutturale nel rapporto tra Regione ed Erap, sostenendo che “una vera relazione di collaborazione non si è mai instaurata”.
L’episodio cruciale che avrebbe precipitato la situazione, secondo la testimonianza di Di Ruscio, riguarda la sua legittima richiesta di nominare i responsabili di funzioni chiave, quali il Presidio e il Segretario Generale.
Questa richiesta, apparentemente ordinaria, avrebbe innescato una reazione inaspettata da parte della Regione, culminata in una modifica legislativa che, di fatto, ha avocato all’esecutivo regionale, ovvero alla Giunta, la facoltà esclusiva di designare non solo i vertici politici, ma anche i dirigenti con responsabilità operative.
L’intervento legislativo ha quindi neutralizzato la potenziale fonte di conflitto, eliminando, sulla carta, l’inerzia di decisioni delegate.
Questo atto solleva questioni fondamentali sulla trasparenza e l’indipendenza dell’azione amministrativa.
La concentrazione del potere decisionale nelle mani della Giunta regionale pone interrogativi sulla possibilità di garantire una gestione imparziale e orientata all’interesse pubblico nell’ambito della politica abitativa.
La vicenda Erap diventa quindi un caso emblematico dei rischi connessi alla commistione tra logiche politiche e gestione tecnica, con possibili ripercussioni sulla capacità dell’ente di perseguire efficacemente i suoi obiettivi di servizio alla collettività.
L’atto legislativo, apparentemente volto a risolvere una controversia interna, rischia di aver compromesso l’integrità e l’efficienza di un’istituzione cruciale per l’accesso alla casa.







