La Nuova Politica Agricola Comune: Un Rischio Sistemico per l’Agricoltura Italiana e le MarcheLa proposta di riforma della Politica Agricola Comune (PAC) 2028-2034 solleva preoccupazioni profonde e richiede un’azione immediata per tutelare la tenuta del settore primario italiano, con particolare attenzione alle regioni come le Marche, dove il peso dell’agricoltura nell’economia è significativo.
La mozione presentata dal capogruppo dei Civici Marche, Giacomo Rossi, vicepresidente del Consiglio Regionale, riflette una crescente inquietudine che si estende a livello europeo, evidenziando la necessità di una revisione urgente.
La riforma in discussione non rappresenta un semplice adeguamento, ma una ristrutturazione radicale dell’architettura stessa della PAC.
L’unificazione dei due pilastri – il primo, dedicato alla politica diretta, e il secondo, incentrato sullo sviluppo rurale – in un unico strumento integrato, pur perseguendo obiettivi di semplificazione, rischia di erodere la capacità di risposta a specificità territoriali e di diversificare gli interventi a sostegno delle imprese agricole.
Tuttavia, il nodo cruciale risiede nella drastica riduzione delle risorse destinate all’Italia.
Un taglio di 8 miliardi di euro, corrispondente a un decremento del 22%, configura una penalizzazione ingiustificata che mette a rischio la vitalità di un settore già provato da crisi sanitarie, eventi climatici estremi e fluttuazioni dei mercati globali.
Questo ridimensionamento finanziario non è solo una questione economica, ma un vero e proprio rischio sistemico che mina la sicurezza alimentare e la stabilità del territorio.
Nelle Marche, la dipendenza dai finanziamenti PAC è particolarmente marcata, superando la media nazionale.
La regione, che riceve circa il 3,5% delle risorse nazionali, vede i fondi europei contribuire in modo determinante al reddito delle imprese agricole, spesso rappresentando una quota preponderante, fino al 50% nelle aree montane.
Questo elevato grado di dipendenza rende la regione particolarmente vulnerabile agli effetti negativi della riforma.
La riduzione delle risorse non solo limita la possibilità di investimenti in innovazione, tecnologie sostenibili e miglioramento della competitività, ma mette a rischio la sopravvivenza di numerose aziende agricole, compromettendo il futuro di intere comunità rurali e il tessuto sociale che le caratterizza.
Si tratta di un impatto che si riflette sulla capacità di produzione, sulla qualità dei prodotti e sulla conservazione del paesaggio agricolo.
La mobilitazione che si preannuncia a Bruxelles il 18 dicembre, coinvolgendo le principali rappresentanze agricole europee, testimonia la gravità della situazione e l’urgenza di un intervento deciso.
La Regione Marche, attraverso la mozione presentata, si impegna a sollecitare il Governo nazionale affinché adotti ogni azione possibile per rivedere la proposta di riforma, garantendo un trattamento equo e proporzionato per l’Italia.
La condivisione e la sottoscrizione della mozione da parte del consigliere Massimo Seri, e l’intenzione di presentare l’iniziativa a tutti i capigruppo, sottolinea l’importanza di superare le divisioni politiche e di affrontare questa sfida comune con spirito di collaborazione.
L’auspicio è che la discussione approfondita, ispirata al recente convegno organizzato dall’Ente Bilaterale Agricolo di Pesaro-Urbino, possa portare a una consapevolezza diffusa e a un’azione concertata per difendere il futuro dell’agricoltura italiana.
La sopravvivenza di un settore vitale per il Paese richiede un impegno corale e una visione strategica a lungo termine.

