La persistente attività di pesca delle vongole da parte delle imbarcazioni provenienti da San Benedetto del Tronto nelle acque di Ancona, a dispetto della scadenza definitiva di ogni concessione derogatoria, solleva interrogativi urgenti e pone a rischio la salute dell’ecosistema marino e la vitalità del comparto ittico dorico.
Questa situazione, lungi dall’essere una semplice infrazione amministrativa, incarna una profonda criticità nella governance delle risorse naturali e nella capacità di garantire l’applicazione equa e uniforme della normativa.
L’irregolarità, già più volte segnalata dal Cogevo di Ancona – consorzio che tutela gli interessi di ben 74 imbarcazioni locali – evidenzia un’inaccettabile disparità di trattamento.
Il Consiglio regionale, in precedenti deliberazioni, aveva espresso inequivocabilmente il proprio orientamento verso un rispetto rigoroso dei confini delle zone di pesca e aveva respinto, con decisione, ogni ulteriore richiesta di proroga che per anni aveva permesso a questo specifico gruppo di 25 imbarcazioni di operare al di fuori della propria area di iscrizione.
La questione trascende una mera contesa territoriale.
Essa tocca principi fondamentali quali la gestione sostenibile della risorsa biologica, l’applicazione dei limiti di sforzo di pesca – pilastri imprescindibili riconosciuti e imposti dai trattati europei, dalla legislazione nazionale e dalle normative regionali – e la tutela dell’interesse pubblico primario che è la salvaguardia dell’ambiente e la garanzia di una pesca equa e duratura.
L’inottemperanza alle decisioni del Consiglio regionale, segnalata con insistenza da Nobili, consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, configura una potenziale minaccia alla biodiversità marina, mettendo a repentaglio la riproduzione delle vongole e alterando gli equilibri ecologici.
Inoltre, l’irregolarità crea un clima di ingiustizia e conflitto tra gli operatori del settore, penalizzando le imprese che operano nel pieno rispetto delle regole e compromettendo la credibilità del sistema regionale.
L’interpellanza presentata a favore del rispetto del regolamento si prefigge di ottenere risposte chiare dalla Giunta regionale: quali siano le ragioni che hanno impedito l’applicazione delle deliberazioni del Consiglio; quali azioni concrete siano state intraprese per ripristinare la legalità e assicurare la conformità alle normative vigenti; e, soprattutto, quali misure preventive siano state implementate per evitare il ripetersi di simili situazioni, tutelando così la sostenibilità del settore e preservando il patrimonio naturale e socio-economico delle Marche.
La questione non è solo di applicazione della legge, ma di affermare un modello di governance responsabile e trasparente, volto alla protezione del bene comune.









