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Pronto Soccorso Marche: Crisi Profonda e Rischio Collasso

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La crisi che affligge i pronto soccorso marchigiani si è evoluta in una condizione di profonda e strutturale insostenibilità, un campanello d’allarme che richiede un’azione immediata e decisa.
La denuncia, sollevata dal consigliere regionale del Partito Democratico, Fabrizio Cesetti, non è un semplice atto di accusa, ma una richiesta urgente di intervento per scongiurare un ulteriore deterioramento del sistema di emergenza-urgenza.
L’immagine che emerge è quella di strutture sanitarie, pur operando con l’eroismo e la dedizione del personale medico e infermieristico, incapaci di garantire standard minimi di servizio.

L’esempio dell’ospedale di Fermo, con il suo triage costantemente congestionato e l’inaccettabile prolungamento dei tempi di attesa per i pazienti, è emblematico di un problema diffuso.

Ma non è l’unico caso: a Macerata, l’Azienda Sanitaria Territoriale (AST) ha ammesso con chiarezza la difficoltà di assicurare una copertura continua dei turni con il personale specializzato, sollevando interrogativi legittimi sulla regolarità delle procedure di appalto che hanno assegnato il servizio.

La carenza di guardia medica durante le festività, un’ulteriore ferita al tessuto sociale, testimonia una pianificazione carente e una risposta inadeguata alle esigenze della popolazione.

La radice di questo fallimento risiede, a detta del consigliere Cesetti, in una politica sanitaria improntata a scelte miopi e a soluzioni tampone, perpetrata per quasi un quinquennio dalla giunta regionale uscente.

L’eccessivo ricorso a medici a gettone, una pratica che, pur attenuando temporaneamente la pressione sulla sanità pubblica, non risolve il problema di fondo, ma lo aggrava, evidenziando una carenza cronica di personale stabile.
Questo modello, lungi dall’essere una risposta sostenibile, ha contribuito a creare un circolo vizioso di precarietà e demotivazione, compromettendo la qualità del servizio e aumentando il rischio di errori e negligenze.

Il passaggio di consegne alla nuova giunta regionale, avvenuto pochi mesi fa, non ha prodotto gli effetti sperati.
Invece di agire concretamente per sanare le ferite del sistema sanitario, si assiste a un susseguirsi di annunci inconcludenti, promesse non mantenute e una retorica che non si traduce in azioni risolutive.
Questo atteggiamento, oltre ad alimentare la frustrazione dei cittadini, espone la Regione a potenziali responsabilità legali di natura civile, erariale e persino penale.
La mancata tutela della salute dei cittadini, un diritto costituzionale inviolabile, non può essere compensata con comunicati stampa e proclami.
È imperativo, pertanto, che la nuova amministrazione regionale assuma immediatamente un approccio strategico e coraggioso, basato su un piano di riforma organico che affronti le cause profonde della crisi.

Ciò implica un investimento massiccio in personale sanitario, una revisione dei modelli di assistenza, un rafforzamento della medicina territoriale e un controllo rigoroso della gestione delle risorse.

La sanità pubblica non è un costo da comprimere, ma un investimento essenziale per il benessere della comunità e lo sviluppo economico del territorio.
La salute dei cittadini marchigiani non può essere un mero argomento di campagna elettorale, ma una priorità assoluta da perseguire con determinazione e senso di responsabilità.

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