L’ennesimo episodio all’ospedale di Senigallia, con un paziente oncologico costretto ad attendere per terra nel reparto di pronto soccorso, non è un mero evento isolato, ma il sintomo acuto di una crisi sistemica che affligge il sistema sanitario marchigiano.
L’immagine, profondamente angosciante, trascende la mera gestione dell’emergenza immediata per incarnare una spirale di degrado che erode la dignità dei pazienti e mette a dura prova la resilienza del personale sanitario.
Esprimo la mia più ferma condanna per la situazione intollerabile che ha costretto un concittadino a subire una lesione al suo diritto fondamentale alla salute, un diritto costituzionalmente garantito e universalmente riconosciuto.
Parallelamente, rivolgo il mio più sentito plauso al personale medico, infermieristico e OSS del Prince di Piemonte, figure professionali che, con dedizione e abnegazione, continuano a garantire l’accesso alle cure in condizioni sempre più precarie, gravati da carichi di lavoro insostenibili e confrontati con risorse sempre più limitate.
L’annuncio di un’indagine interna da parte dell’Azienda Sanitaria Territoriale (AST) appare, in questo contesto, un esercizio di retorica sterile.
L’individuazione delle responsabilità non necessita di complesse procedure investigative; la verità è evidente a chiunque osservi con attenzione il funzionamento del sistema.
I responsabili sono coloro che, con scelte politiche e amministrative discutibili, hanno progressivamente depauperato il tessuto sanitario regionale.
La direzione politica e amministrativa della sanità marchigiana sta dimostrando una profonda inadeguatezza, con riforme mal concepite e implementazioni fallimentari che hanno amplificato le diseguaglianze nell’accesso alle cure.
La narrazione che attribuisce la colpa al personale sanitario è una cortina fumogena che maschera le reali cause della crisi: la cronica carenza di personale, l’obsolescenza delle attrezzature, le restrizioni draconiane imposte ai budget operativi.
È inaccettabile che una struttura ospedaliera pubblica sia costretta a operare con un tetto massimo di spesa per l’acquisto di beni essenziali come barelle, traverse e cuscini.
Questa assurda rigidità amministrativa non solo compromette la sicurezza e il comfort dei pazienti, ma mette a rischio l’integrità fisica del personale sanitario, costretto a improvvisare soluzioni di fortuna in situazioni di emergenza.
La soluzione non risiede in complesse indagini o in accorati comunicati stampa.
Serve un cambio di paradigma radicale, che metta al centro il benessere dei cittadini e la valorizzazione del capitale umano.
È necessario investire massicciamente in personale qualificato, in tecnologie all’avanguardia e in infrastrutture adeguate.
È imperativo superare le logiche di austerity e ripristinare un modello di sanità pubblica efficiente, equa e accessibile a tutti.
La dignità umana non può essere un optional negoziabile.








