Due distinti episodi di aggressione al personale di polizia penitenziaria, verificatisi nelle strutture carcerarie di Ivrea (TO) e Brissogne (AO), sollevano interrogativi urgenti sulla sicurezza all’interno degli istituti penali e sulla gestione di detenuti con problematiche complesse.
La denuncia, formalizzata dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SINAPPE), evidenzia un quadro allarmante che richiede un’analisi approfondita e risposte concrete.
A Brissogne, un agente è stato brutalmente attaccato mentre tentava di intervenire in una situazione di autolesionismo simulato, apparentemente orchestrato per motivi non autentici.
L’aggressività dimostrata dal detenuto pone l’accento sulla necessità di una valutazione più accurata dei profili detenuti, al fine di discernere tra vere sofferenze psicologiche e tentativi manipolatori.
L’episodio di Ivrea è ancora più grave: un agente ha riportato fratture costali con una prognosi significativa, durante un intervento volto a contenere un detenuto sospettato di soffrire di disturbi psichiatrici.
Questo scenario ripropone la questione cruciale dell’adeguatezza delle strutture sanitarie all’interno degli istituti penali e della capacità di gestire in modo appropriato soggetti con patologie psichiatriche complesse.
La presenza di tali individui, spesso aggravata dalla carenza di personale specializzato e di risorse dedicate, crea un ambiente potenzialmente pericoloso sia per il personale di custodia che per gli altri detenuti.
Il vice-segretario regionale SINAPPE, Matteo Ricucci, sottolinea con forza l’impatto negativo della presenza di detenuti stranieri, recidivi e con comportamenti violenti.
La sua posizione, che esprime una crescente preoccupazione all’interno del corpo di guardia, si focalizza sulla necessità di accelerare le procedure di rimpatrio come strumento per ridurre i costi sociali ed economici associati alla loro detenzione e, soprattutto, per mitigare i rischi per la sicurezza del personale.
L’argomentazione si radica nella convinzione che la presenza di questi individui rappresenti un onere insostenibile per il sistema e un potenziale pericolo per l’incolumità del personale.
Le richieste formulate dal segretario nazionale del SINAPPE, Raffaele Tuttolomondo, ampliano il ventaglio di interventi necessari.
Tuttolomondo insiste sull’urgente necessità di incrementare il numero di agenti, di trasferire in strutture specializzate i detenuti più problematici e quelli affetti da gravi patologie psichiatriche, e di fornire al personale di polizia penitenziaria strumenti di sicurezza tecnologicamente avanzati ed efficaci.
Queste richieste mirano a rafforzare la risposta del sistema penitenziario di fronte alle crescenti sfide poste dalla complessità dei detenuti e dalla loro crescente aggressività, promuovendo al contempo un ambiente di lavoro più sicuro e dignitoso per il personale.
Il nodo cruciale resta la necessità di un approccio multidisciplinare che coinvolga operatori sanitari, psicologi, assistenti sociali e forze dell’ordine, al fine di garantire una gestione efficace e umanitaria della popolazione carceraria, nel rispetto dei diritti fondamentali di tutti i soggetti coinvolti.

