Un’ombra di sospetto si è addensata sul liceo classico di Aosta, scuotendo dalle fondamenta la comunità scolastica.
Nel settembre del 2025, un plico anonimo, recapitato direttamente a mani della dirigente scolastica e a un gruppo di sedici docenti, ha innescato una spirale di accuse che coinvolgono presunto plagio, dinamiche di potere interne e potenziali violazioni del codice deontologico.
La denuncia, formalizzata attraverso un’interpellanza presentata alla regione Valle d’Aosta dalla Lega, suggerisce l’esistenza di un sistema strutturato volto a manipolare le dinamiche interne, polarizzando le classi e favorendo una ristretta cerchia di docenti percepiti come “figure di spicco” nel panorama del liceo classico.
Le accuse non si limitano al sospetto di plagio.
La documentazione – screenshot di conversazioni su WhatsApp e Classroom – farebbe emergere un quadro inquietante di relazioni tra docenti e studenti che trascendono i confini dell’ambiente scolastico, sollevando interrogativi sulla liceità e l’eticità di rapporti che includono cene, uscite serali e persino vacanze condivise, coinvolgendo anche studenti minorenni.
Questo scenario, se confermato, configurerebbe una grave violazione delle norme deontologiche che regolano il rapporto tra educatori e discenti.
L’atmosfera descritta sembra essere stata avvelenata da un clima di profonda tensione, caratterizzato da episodi di bullismo tra colleghi, mobbing e una cultura della delazione che si estende anche al di fuori dell’orario scolastico.
L’anonimato e la diffusione di informazioni sensibili, apparentemente volte a screditare determinati docenti, alimentano un ambiente di lavoro tossico e improduttivo.
La risposta dell’assessore all’istruzione, Erik Lavevaz, si presenta come un tentativo di contenere l’allarme e contestare la validità delle accuse.
Pur riconoscendo la necessità di un’indagine approfondita, Lavevaz critica la leggerezza e la faziosità con cui la vicenda è stata presentata, sottolineando il rispetto dovuto ai docenti e agli studenti coinvolti.
L’assessore contesta l’utilizzo improprio delle prerogative ispettive, evidenziando come la diffusione di materiale anonimo possa distorcere la comprensione dei fatti e generare allarmismi ingiustificati.
Lavevaz suggerisce inoltre che l’accusa di insabbiamento sia infondata, sostenendo che il rispetto delle regole e il buon senso impongano un approccio prudente e rispettoso delle persone coinvolte.
L’assessore esorta a evitare polemiche sterili e a promuovere un clima di armonia e collaborazione all’interno della comunità scolastica, riconoscendo l’importanza di un ambiente educativo sereno e stimolante per la crescita e lo sviluppo di studenti e docenti.
La vicenda solleva, quindi, interrogativi complessi sulla gestione dei rapporti di potere all’interno delle istituzioni scolastiche, sull’importanza della trasparenza e della responsabilità e sulla necessità di tutelare l’equilibrio e la serenità dell’ambiente educativo.
L’auspicio è che un’indagine accurata possa fare luce sulla verità, ripristinando la fiducia e promuovendo un clima di collaborazione e rispetto reciproco.

