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Cogne, Abuso di Potere: Undici Anni Richiesti per l’Imputato

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A Cogne, un’ombra pesante si proietta sul tessuto sociale, mentre il pubblico ministero Manlio D’Ambrosi sollecita una condanna a undici anni di reclusione per un uomo di 58 anni, originario di Caltanissetta, accusato di sessualizzazione coercitiva nei confronti del suo proprietario di casa.

Il caso, che ha scosso la comunità locale, si configura come un esempio drammatico di abuso di potere e manipolazione psicologica, amplificato dalla profonda vulnerabilità della vittima.

La richiesta di condanna, avanzata dal pm, si basa su un quadro di violenza psicofisica reiterata, documentata da prove inconfutabili.

La requisitoria ha delineato un disegno preordinato di coercizione, in cui la vittima è stata ripetutamente esposta a rapporti sessuali indesiderati, caratterizzati da minacce, intimidazioni e una sistematica riduzione della sua autonomia decisionale.

L’accusa sottolinea la gravità delle condotte perpetrate, evidenziando come l’imputato abbia deliberatamente sfruttato la sua posizione di superiorità per esercitare un controllo assoluto sulla vita della persona offesa.

La richiesta di assenza di attenuanti generiche riflette la volontà di riconoscere la piena responsabilità dell’imputato e di mitigare qualsiasi possibile effetto minimizzante sulla gravità dei reati commessi.
Elemento cruciale e particolarmente sconvolgente è la presenza di registrazioni video, ottenute tramite un sistema di videosorveglianza installato dall’imputato all’interno dell’appartamento.
Queste immagini, acquisite come prova sostanziale, forniscono una testimonianza diretta e inequivocabile delle violenze subite dalla vittima, superando qualsiasi possibile tentativo di contestazione o negazione.
La loro esistenza solleva, inoltre, interrogativi sulla premeditazione e sulla consapevolezza dell’imputato di agire in violazione della legge e dei diritti fondamentali dell’individuo.
Le indagini condotte dai Carabinieri hanno permesso di ricostruire la cronologia degli eventi, che si sono protratti per un periodo di circa sette mesi, dall’estate del 2023 a febbraio 2024.

Questo lasso di tempo è indicativo della natura protratta e sistematica dell’abuso, che ha lasciato una cicatrice profonda nella vita della vittima.
Il coraggio dimostrato dalla persona offesa nel denunciare le violenze subite rappresenta un atto di liberazione, non solo per sé stessa, ma anche per chiunque si trovi in situazioni di vulnerabilità e oppressione.
Il processo, ora sospeso in attesa della discussione finale della difesa, si configura come un momento cruciale per la giustizia e per la comunità.

La decisione che verrà presa non solo determinerà la pena per l’imputato, ma avrà anche un impatto significativo sulla percezione del fenomeno degli abusi di potere e sulla necessità di garantire protezione e sostegno alle vittime.
Si auspica che questo caso possa servire da monito e stimolo per rafforzare i meccanismi di prevenzione e contrasto a tali gravi violazioni dei diritti umani.

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