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Valle d’Aosta: Sentenza Corte Conti, 1112000 euro di danno erariale.

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La Corte dei Conti della Valle d’Aosta ha emesso una sentenza che sancisce la responsabilità, in solido, di Patrizia Mauro, dirigente dell’Unité des communes valdôtaines Grand-Combin, e Luigi Cortese, professionista esterno incaricato per la progettazione e gestione di finanziamenti, per un danno erariale complessivo stimato in 1.112.005,75 euro.
La decisione, pur accogliendo la richiesta di risarcimento avanzata dalla Procura regionale, si è articolata secondo un approccio equitativo, riconoscendo la difficoltà di una quantificazione analitica precisa delle perdite subite dall’ente.

L’azione della Procura si è concentrata sulla necessità di recuperare i finanziamenti revocati all’Unité Grand-Combin nell’ambito di diversi programmi gestiti dall’Unione Europea (FESR, FEASR e FSE).

Le irregolarità, emerse a seguito di controlli europei tra il 2015 e il 2021, hanno innescato le procedure di recupero dei contributi percepiti.
L’Unité aveva conferito a Cortese un appalto di servizi per la realizzazione del Piano Integrato Territoriale nel 2008, ampliato successivamente con numerosi progetti attuativi, delineando un rapporto di collaborazione che si è rivelato problematico in termini di gestione dei fondi.
I giudici della Corte dei Conti hanno evidenziato come l’esistenza di irregolarità e criticità nelle spese rendicontate sia un fatto accertato, giustificando la revoca parziale dei finanziamenti comunitari.
La sentenza critica aspramente la condotta di Patrizia Mauro, sottolineando come un funzionario di ordinaria competenza giuridica non avrebbe dovuto predisporre e gestire un bando di gara in modo da assegnare ingenti somme ad un unico soggetto, bypassando procedure trasparenti e concorrenziali.

L’utilizzo di clausole generiche e indeterminate nel bando è stato interpretato come un elemento di opacità e potenziale favoritismo.

Parallelamente, la condotta di Luigi Cortese è stata giudicata caratterizzata da “inescusabile negligenza”.
In qualità di esperto del settore dei finanziamenti pubblici, si presumeva che fosse pienamente consapevole dell’obbligatorietà di procedure aperte e trasparenti per l’affidamento di contratti di tale rilevanza.

La mancanza di vigilanza e di garanzia del rispetto delle normative comunitarie ha contribuito significativamente alla compromissione dei fondi europei.
La sentenza, pur condannando entrambi i convenuti al risarcimento, lo ha quantificato in 50.000 euro per ciascuno.

Questa scelta, motivata dalla difficoltà di una valutazione precisa del danno, riflette una volontà di bilanciare l’accertamento di responsabilità con la considerazione delle circostanze attenuanti e la complessità di ricostruire in modo puntuale l’entità delle perdite subite dall’ente pubblico.

Il caso solleva interrogativi sulla necessità di rafforzare i controlli interni e di garantire una maggiore trasparenza e concorrenza nelle procedure di affidamento dei fondi pubblici, al fine di prevenire simili situazioni in futuro.

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