Aree Montane: La Legge di Bilancio Insufficiente?

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La recente approvazione della legge di bilancio ha riacceso un acceso dibattito sulle politiche per le aree montane, un tema che si trascina da tempo, come testimonia la persistente preoccupazione delle comunità locali e delle loro rappresentanze.
La manovra, pur riconoscendo le sfide economiche generali del Paese – il peso del debito pubblico e l’impennata dei costi finanziari – appare insufficiente a rispondere alle problematiche strutturali che affliggono i territori alpini e di confine.

La frammentarietà delle misure proposte si rivela una criticità significativa.

Non si tratta semplicemente di un adeguamento congiunturale, bensì di una necessità impellente di ripensare l’approccio alle aree interne.
Le comunità montane, spesso distanti dai centri di servizi essenziali e penalizzate da una fiscalità non equa, necessitano di interventi mirati che vadano oltre la mera gestione del presente, orientandosi verso un futuro sostenibile e prospero.
Il rischio, come sottolineato dal deputato Franco Manes, è quello di innescare un circolo vizioso di spopolamento e di erosione del tessuto sociale e dei servizi pubblici.

L’assenza di investimenti strategici in infrastrutture, digitalizzazione, sostegno all’imprenditoria locale e promozione del turismo sostenibile aggrava la fragilità di questi territori, che rappresentano un patrimonio inestimabile per l’Italia, sia dal punto di vista ambientale che culturale.
Il dibattito parlamentare ha messo in luce una dicotomia ineludibile: da un lato, l’imperativo di garantire la stabilità finanziaria in un contesto economico incerto; dall’altro, la pressante esigenza di definire una strategia di crescita e produttività capace di stimolare lo sviluppo delle aree montane.

La prudenza contabile, se non accompagnata da una visione lungimirante, rischia di cristallizzare una situazione di stallo, impedendo la realizzazione del potenziale inespresso di questi territori.
È fondamentale, pertanto, che il governo si impegni a superare la frammentarietà degli interventi, adottando un approccio olistico e integrato che tenga conto delle specificità di ogni area montana.
Ciò implica il rafforzamento della capacità amministrativa degli enti locali, la semplificazione delle procedure burocratiche, il sostegno all’innovazione e la promozione di politiche attive per l’occupazione, con particolare attenzione ai giovani.
In definitiva, è necessario passare da una logica di emergenza a una di sviluppo sostenibile, che valorizzi le risorse naturali e umane, preservi l’identità culturale e promuova la coesione sociale.
Solo così si potrà invertire la tendenza allo spopolamento e garantire un futuro prospero per le comunità montane italiane.

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