Il brusco arresto di un percorso politico, la fine di un capitolo istituzionale, non può essere liquidato come un evento neutro, un mero dato di fatto.
Rappresenta un’esperienza che innesca un complesso di emozioni, un crogiolo di riflessioni che rischiano di annullarsi in una sterile autocompiacenza, in un esercizio consolatorio privo di sostanza.
La narrazione corrente, quella che esalta la sconfitta come palestra di resilienza, spesso si rivela un cliché che nasconde il reale smarrimento.
Il tempo è un elemento cruciale.
Un’analisi superficiale, un’immediata ricerca di significati positivi, rischia di essere un palliativo, una forzatura che non permette all’esperienza di sedimentarsi, di rivelare la sua complessità.
L’introspezione deve essere un viaggio ponderato, non una vertigine intellettuale.
Si tratta di ricercare un nuovo equilibrio, non di precipitare in un labirinto di rimpianti e auto-recriminazioni.
La routine, l’abitudine, sono comodi rifugi, ma anche catene che soffocano la creatività e l’innovazione.
Fortunatamente, il mio percorso professionale, che ha attraversato il giornalismo e la politica, è stato costellato di trasformazioni, di cambi di direzione, impedendo che le dinamiche si fossilizzassero in schemi ripetitivi.
Questa capacità di reinventarsi, di affrontare il nuovo con occhi freschi, è un bene prezioso.
Ora, questa transizione si colloca in una fase della vita carica di significato, un momento in cui l’esperienza accumulata può essere impiegata per affrontare nuove sfide, per coltivare passioni rimandate, per dare forma a progetti inediti.
Non c’è spazio per la nostalgia stucchevole, per l’ossessiva rilettura del passato alla ricerca di errori o occasioni perdute.
Ognuno di noi trasporta con sé il proprio fardello di esperienze, il peso delle scelte fatte, la tentazione, rassicurante e pericolosa, di ripetere schemi consolidati.
La vera sfida consiste nel liberarsi da queste catene, nel scardinare le certezze, nel confrontarsi con l’ignoto.
La pagina bianca non deve essere temuta, anzi, deve essere accolta come un invito alla creazione, come una tela vergine pronta ad essere dipinta con colori nuovi.
È un’opportunità per riscoprire la propria essenza, per definire un nuovo orizzonte, per dare un significato più profondo alla propria esistenza, al di là delle convenzioni e delle aspettative altrui.
È tempo di costruire, non di rimpiangere.
È tempo di guardare avanti, con fiducia e determinazione.

