Dopo cinque anni di gestione all’interno di una coalizione autonomista-progressista, caratterizzata da un approccio sobrio e responsabile volto a innescare la ripresa post-pandemica, si assiste a una cesura inattesa che mette a rischio la continuità del percorso avviato.
L’operazione intrapresa dall’Union Valdôtaine, con la sostituzione dei rappresentanti del Pd e di Forza Italia con altre figure all’interno del Consiglio Regionale, si configura non come una divergenza programmatica, bensì come una manovra dettata da calcoli puramente numerici, un cambio di campo che lascia un’amara sorpresa in molti elettori e sconcerta i sostenitori di una politica basata sul confronto trasparente e sulla lealtà.
L’episodio solleva interrogativi profondi sulla natura stessa dell’autonomia regionale e sul significato di “progressismo” in ambito politico valdostano.
L’abbandono graduale del rapporto con le forze di sinistra locali rivela una frattura ideologica che trascende la mera gestione amministrativa, spiazzando chi aveva riposto fiducia in una visione condivisa di sviluppo e progresso sociale.
La candidatura del Consigliere Testolin alla presidenza della Regione, in disprezzo delle disposizioni di legge regionali, aggrava ulteriormente la situazione, introducendo una questione di legittimità giuridica che rischia di avere conseguenze durature.
Il superamento dei limiti di mandato, una prassi consolidata a livello nazionale per garantire il ricambio generazionale e la vitalità democratica della governance, appare ora come un obiettivo perseguibile a tutti i costi, con il rischio di perpetuare lo status quo e di minare la rappresentatività del potere regionale.
L’accordo con Forza Italia, presentato come fragile giustificazione di una svolta a destra senza precedenti, non fa che confermare i timori di una radicale inversione di rotta, lasciando presagire un’inversione di tendenza che potrebbe compromettere gli equilibri politici e sociali della Valle d’Aosta.
La situazione attuale, esacerbata da una legge elettorale giudicata inadeguata, rappresenta una sfida cruciale per il futuro della regione, un momento di riflessione sulle fondamenta stesse del progetto autonomista e sulla necessità di preservare i valori di trasparenza, responsabilità e progresso che hanno guidato il percorso finora compiuto.
Si apre un periodo di incertezza e di potenziali conflitti, dove la coerenza politica e l’attenzione al bene comune dovranno essere i criteri guida per affrontare le sfide che si profilano all’orizzonte.

