La richiesta è un grido, un’esigenza urgente che si eleva dalle macerie di un dolore incommensurabile: una legge, ora.
Non rimandabile, non dilazionabile, ma immediata.
Una normativa che eriga un baluardo di protezione attorno alla fragilità degli studenti, un argine contro la violenza che ha insidiato le scuole, luoghi che dovrebbero essere santuari di apprendimento e crescita.
La tragedia di Abanoud Youssef, strappato alla vita con una ferita fatale nella sua scuola alla Spezia, non è un evento isolato, ma un sintomo di una malattia più profonda che affligge la nostra società.
Cinque vite spezzate, una famiglia devastata, una madre consumata dal dolore, un vuoto incolmabile che risuona nelle parole dei parenti e degli amici.
La sua morte è un monito severo, un campanello d’allarme che non può essere ignorato.
La manifestazione silenziosa, un fiume umano che si è raccolto attorno al luogo della sua ultima dimora, testimonia il cordoglio collettivo e la rabbia contenuta.
La successiva convergenza sotto la Prefettura, con la presenza del Ministro Valditara, segna un momento di confronto e di richiesta di azioni concrete.
L’incontro privato tra il padre e lo zio di Abanoud, accompagnati dal Questore Salvo, presso il Palazzo del Governo, trascende la mera formalità.
È un’occasione per presentare direttamente le loro sofferenze, le loro domande, le loro speranze.
È un momento cruciale per delineare strategie di prevenzione, per rivedere i protocolli di sicurezza, per rafforzare il ruolo degli educatori e dei mediatori scolastici.
Si tratta di andare oltre le superficiali reazioni emotive e di affrontare le radici del problema: il bullismo, la dispersione scolastica, le difficoltà socio-economiche, la mancanza di modelli positivi, la pressione dei social media.
È necessario un approccio multidisciplinare che coinvolga scuole, famiglie, forze dell’ordine, servizi sociali, psicologi, e che promuova una cultura del rispetto, dell’inclusione e della legalità.
La legge richiesta non deve essere una semplice sanzione, ma un investimento nel futuro dei nostri ragazzi, un impegno a costruire scuole più sicure, più accoglienti, più preparate ad affrontare le sfide del XXI secolo.
È un dovere morale, un imperativo etico, una promessa da mantenere a Abanoud e a tutti gli studenti che aspirano a un futuro di serenità e di opportunità.
Non è solo una questione di sicurezza, ma di giustizia, di dignità umana, di speranza.

