L’Acciaierie d’Italia, in una fase delicata caratterizzata dalla gestione straordinaria, ha comunicato ai sindacati Fim, Fiom e Uilm l’imminente sospensione delle attività del reattore di desolforazione e del catalizzatore.
Questa decisione, debitamente autorizzata dal Ministero dell’Ambiente, si configura come un intervento programmato volto a garantire la sicurezza e l’efficienza degli impianti, ma con impatti significativi sulla produzione e sull’occupazione.
Il provvedimento, che entrerà in vigore a partire dal 20 gennaio 2026, comporterà la temporanea inattività delle batterie 12, 7 e 8 delle cokerie, un cuore pulsante dell’intera filiera siderurgica.
La ripresa delle operazioni, prevista per il 30 aprile 2026, richiederà una complessa fase di preriscaldo supervisionata dalla centralina di miscelazione azoto-metano, cruciale per la stabilizzazione dei processi e la prevenzione di rischi.
La decisione, pur essendo frutto di una pianificazione tecnica, avrà ripercussioni dirette su un numero di lavoratori compreso tra 0 e 240, su un totale di 560 impiegati nelle aree interessate.
L’azienda, consapevole delle potenziali difficoltà, ha predisposto un piano di mitigazione che mira a riqualificare professionalmente il personale coinvolto.
Il piano prevede un sistema di formazione continua, articolato in moduli diversificati e attivati a rotazione, con l’obiettivo di sviluppare nuove competenze e favorire la riconversione professionale.
L’investimento nella formazione è visto non solo come una risposta immediata all’interruzione delle attività, ma anche come un’opportunità per elevare il livello di specializzazione della forza lavoro e renderla più competitiva.
Tuttavia, qualora i programmi di formazione non fossero in grado di assorbire l’intera forza lavoro a rischio, una quota residuale potrebbe essere ricorso alla cassa integrazione.
È fondamentale sottolineare che l’utilizzo di ammortizzatori sociali non comporterà un superamento dei limiti stabiliti a livello di gruppo, che rimangono fissati a 4.450 unità, di cui circa 3.800 operano nello stabilimento di Taranto.
Questa salvaguardia è un elemento cruciale per garantire la sostenibilità finanziaria dell’azienda in un contesto economico complesso.
L’intervento di manutenzione, seppur temporaneo, rappresenta un’occasione per riflettere sulla necessità di un costante investimento in innovazione tecnologica e in pratiche operative sostenibili, al fine di ridurre la dipendenza da processi critici e migliorare la resilienza dell’intera filiera siderurgica italiana.
La transizione verso un modello produttivo più efficiente e responsabile è una sfida imprescindibile per il futuro dell’Acciaierie d’Italia e dell’intero settore.

