La recente decisione di abrogare il divieto di compensazione delle accise sul gasolio per l’autotrasporto rappresenta una boccata d’ossigeno vitale per il settore, scongiurando uno scenario di grave crisi finanziaria che avrebbe messo a dura prova la tenuta di numerose realtà imprenditoriali.
La norma, nella sua formulazione originaria, avrebbe imposto alle aziende di anticipare ingenti somme, con un onere economico annuo che, in media, si sarebbe tradotto in decine di migliaia di euro per impresa, una cifra impensabile per molte.
Come sottolinea Gianluca Minnetti, presidente di Cna Fita Fermo, questa manovra legislativa permette di preservare la liquidità aziendale, elemento imprescindibile per la continuità operativa e gli investimenti futuri.
La possibilità di compensare i crediti d’imposta derivanti dal rimborso delle accise con i contributi previdenziali e assistenziali offre un margine di manovra cruciale, soprattutto in un contesto economico caratterizzato da crescenti incertezze.
Tuttavia, questa vittoria parziale non può oscurare le nuove sfide che si profilano all’orizzonte.
L’entrata in vigore, dal primo gennaio 2026, dell’incremento delle accise sul gasolio, pari a 4,05 centesimi al litro, nel quadro di un progressivo allineamento con le accise sulla benzina, introduce un nuovo fattore di costo per il settore.
Questo aumento, sebbene presentato come una misura di equità fiscale, colpisce in modo particolarmente gravoso le imprese che operano con veicoli di massa inferiore a 7,5 tonnellate, escluse dai meccanismi di recupero dell’accisa.
Per queste realtà, l’incremento si traduce in un aumento diretto dei costi operativi, aggravato da un contesto già segnato dall’aumento generalizzato delle spese e dalla crescente necessità di rinnovare il parco mezzi, spinto dalle normative ambientali sempre più stringenti.
Oltre alle problematiche fiscali, persistono criticità infrastrutturali che minano la competitività del settore.
La ripresa dei cantieri sulla A14 nel tratto Marche sud continua a generare disagi significativi, con rallentamenti strutturali e tempi di percorrenza imprevedibili.
Questi lavori, prolungati nel tempo, causano un maggiore consumo di carburante e difficoltà nel rispettare le consegne, impattando negativamente sulla pianificazione logistica e sui costi operativi.
A ciò si aggiunge l’aumento dei pedaggi autostradali, un ulteriore aggravio economico che rende inaccettabile la situazione.
È imperativo che le istituzioni ascoltino le esigenze del settore dell’autotrasporto e adottino misure concrete per mitigare queste difficoltà, non solo attraverso interventi fiscali mirati, ma anche attraverso un’accelerazione dei lavori infrastrutturali e una revisione della politica dei pedaggi, al fine di garantire la sostenibilità economica e la competitività di un settore strategico per l’economia nazionale.
La necessità di una visione d’insieme, che tenga conto delle peculiarità del trasporto merci e delle sue implicazioni per la filiera logistica, è più urgente che mai.

